Contratto di locazione ad uso ufficio

I contratti di locazione ad uso non abitativo, come quelli per un ufficio, differiscono da tutti gli altri contratti di locazione e si differenziano in base all’attività svolta. Il locatore concede all’inquilino il godimento di un immobile, dietro il pagamento di una somma mensile determinata dalle parti, con un contratto che varia dai sei ai nove anni.

L’uso non abitativo comprende: attività commerciali, industriali, artigianali, attività teatrali, agenzie di viaggio e turismo ecc. Ma quali sono le spese da affrontare e qual è la tutela del locatario?

Qual è la durata di un contratto di locazione ad uso ufficio?

In base all’attività che vengono svolte dal conduttore dell’immobile si va a determinare secondo la legge la durata di un contratto. Solitamente non può essere inferiore a sei anni, se parliamo di attività commerciali, uffici, impianti sportivi, o organismi di promozione turistica. Mentre se ci si riferisce ad attività alberghiere o attività teatrali gli anni di durata del contratto salgono a minimo nove anni. Nel caso in cui le parti poi di comune accordo stabiliscano una durata inferiore a sei o a nove anni, oppure non indichino una scadenza precisa, la legge determinerà comunque la durata di sei o nove anni.

Parlando comunque di un contratto a canone concordato la durata dell’accordo può avere un prolungamento di altri sei anni, solitamente con le stesse condizioni degli anni precedenti. Se invece il conduttore non vuole che il contratto si rinnovi in automatico per il suo ufficio, deve inviare dodici o diciotto mesi prima della scadenza una lettera raccomandata.

La destinazione d’uso di ufficio

Una volta stipulato il contratto entrambi le parti stabiliscono l’aggiornamento annuale del canone, che viene solitamente calcolato  nella misura del 75% delle variazioni indicate dall’Istat. I locali concessi avranno come unica destinazione quella d’uso di ufficio, non potendo sublocare o concedere anche parzialmente i locali in affitto. Inoltre il locatario viene tutelato dalla legge, tanto che colui che cede in affitto un immobile può recedere il contratto solamente se questo deve essere utilizzato ad uso privato per la propria famiglia, o per l’inizio di una propria attività. Ovviamente ciò può verificarsi esclusivamente se sono già passati sei o nove anni. Lo stesso locatario però viene sottoposto a sanzioni se entro sei mesi dal rilascio della locazione non attua la motivazione della disdetta. Il conduttore in ogni caso può svincolarsi dal contratto di locazione in qualsiasi momento, con un preavviso di sei mesi, quando ricorrono gravi motivi.

Quali sono le spese da affrontare?

A differenza dei contratti di locazione ad uso abitativo per un ufficio non si applica l’opzione della cedolare secca, mentre le spese per la registrazione del contratto sono divise tra il locatore e il locatario. Così come per gli immobili ad uso abitativo, anche per le locazioni di ufficio o altre attività, le spese ordinarie sono a carico del conduttore, mentre quelle straordinarie sono a carico del locatore.

Il deposito cauzionale

Il conduttore solitamente versa al locatore una somma cauzionale non superiore a tre mensilità del canone di affitto, al fine di tutelare il proprietario dell’immobile da possibili danni, che vengono verificati nel momento in cui l’inquilino lascia l’ufficio. Per cui, nel momento in cui si verificano dei problemi all’immobile il locatore può trattenere la cauzione.

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