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Imu sulla prima casa: una guida essenziale!

L’Imu sulla prima casa è una delle tasse più controverse degli ultimi anni. Molti ne hanno messo addirittura un dubbio la sua costituzionalità, ma quello che è più importante in questa sede è spiegare il corretto metodo di calcolo e presentare le varie agevolazioni di cui si può beneficiare.

Cos’è l’Imposta Unica

“Imu” sta per “Imposta Municipale Unica” ed è la nuova forma dell’Ici distribuita, tuttavia, a livello municipale. La ratio dietro questa scelta è il federalismo fiscale ed infatti i singoli comuni hanno un certo potere d’iniziativa a riguardo, come si vedrà a breve: l’imposta, infatti, è nata con l’intento di unificare in un’unica istanza l’Irpef, le relative addizionali riguardi i redditi fondiari e l’Ici.

È stata introdotta per la prima volta con il decreto legge n. 23 del 2011 ma resa operativa con la legge n. 214 del 2011. Inizialmente, la sua effettiva entrata in vigore era programmata per il 2015 ma, in via sperimentale, come sappiamo, è stata anticipata al 2012. Le difficoltà sono state numerose, soprattutto per quello che riguarda la classificazione dei beni e il mero calcolo dell’importo da pagare relativo all’Imu sulla prima casa.

Quali sono le tipologie d’immobile

Oltre alla prima casa, l’Imu si paga su tutti gli immobili di cui si può godere del diritto di proprietà.

La classificazione è fondamentale per determinare il valore dell’imposta, dato che ogni categoria ha moltiplicatori diversi.

Gli immobili soggetti ad Imu sono:

  • Abitazioni
  • Uffici
  • Negozi
  • Laboratori artigianali
  • Scuole
  • Capannoni indistruali
  • Terreni agricoli

Come si calcola l’Imu

imu prima casaL’Imu infatti si calcola applicando un’aliquota stabilita alla base imponibile. Questa, a sua volta, si determina rivalutando del 5 o del 25% (a seconda che l’immobile sia un fabbricato o un terreno) per un coefficiente pari a 100 la rendita catastale e poi moltiplicando il risultato per un moltiplicatore definito dalla legge.

Per trovare la rendita catastale è sufficiente collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate che offre un servizio on line. Occorre solo inserire: il nome e il cognome, il codice fiscale, gli identificativi catastali, la provincia dell’immobile.

Per quello che riguarda la prima casa, le categorie di riferimento sono quelle relative alla lettera A. Il portale calcoloimu.org ne offre la rassegna completa. Il moltiplicatore nel caso dell’Imu per la prima casa, quindi, è pari a 160.

L’ultimo dato che occorre è l’aliquota, differenziata per tipologia di immobile

Nel caso di abitazione principale è pari a 0,40% ma i Comuni, come si accennava prima, hanno la facoltà di modificare questo valore di un 0,2% in aumento i diminuzione. (Molti software on line convertono la percentuale da base 100 a base mille, per cui, invece di 0,40% è possibile leggere 4‰: non cambia nulla).

Ora sono presenti tutti i dati.

Per calcolare l’Imu sulla prima casa occorre quindi seguire la formula seguente:

  • Rendita catastale x 1,05 x 160 = Tot
  • 4‰ di tot: Importo Imu

Detrazioni fiscali sulla prima casa

Per completare il calcolo dell’Imu sulla prima casa, occorre valutare anche la portata delle agevolazioni fiscali.

La prima sottrazione da operare quella pari a 200€ valide per ogni calcolo Imu sulla prima casa e deriva proprio dalla natura vitale dell’abitazione principale. Questa detrazione, tuttavia, si applica solo nei mesi durante i quali si soddisfano i requisiti “da prima casa”: se si abita in un’immobile solo sei mesi, occorre tenerne conto.

Per ogni figlio minore di 26 anni – sino ad un massimo di 8 figli – è possibile detrarre ancora 50€. L’agevolazione esiste anche se il figlio gode di un reddito proprio.

Se due coniugi posseggono due abitazioni diverse nello stesso comune, soltanto una sarà dichiarata “prima casa” e godrà delle agevolazioni. Se si tratta, invece, di comuni diversi, entrambe godranno dello status. Se poi un figlio risiede in una terza casa, anche a questi spetteranno le agevolazioni.

Chi deve pagare l’IMU

I soggetti sottoposti all’Imu prima casa sono i proprietari, titolari di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione; il locatario del bene immobile nel caso di locazione finanziaria; il concessionario nelle situazioni di ipotesi di concessioni demaniali.

Come e quando pagare

La legge stabilisce scadenze e modalità precise per il pagamento dell’Imu sulla prima casa.

Per quello che riguarda il 2013, la prossima scadenza è il 17 giugno. Si attendono quindi le decisioni dei comuni su eventuali variazioni delle aliquote. La seconda rata sarà a dicembre.

L’imposta può venir pagata:

  • Bollettino postale
  • Contanti
  • Assegni postali e bancari
  • PagoBancomat
  • Postamat e Postapay
  • Vaglia

Per effettuare il pagamento, è necessario compilare il modulo al codice 3912 “IMU – imposta municipale propria su abitazione principale e relative pertinenze – articolo 13, c. 7, d.l. 201/2011 – Comune”.

È possibile recarsi presso

  • Sedi Equitalia
  • Poste Italiane (per gli utenti del servizio BancoPosta Online e BancoPosta Click è possibile anche on line)
  • Banche convenzionate

Chi paga in ritardo, incorre in sanzioni la cui portata è proporzionale al ritardo:

  • Se il ritardo è di due settimane, si applica un aumento dello 0,2% per ogni giorno
  • Sino a 30 giorni, del 3%
  • Sino all’anno di ritardo, del 3,75% (più un 2,5% di taso annuale)
  • Oltre, il 30%

Trise sulla casa: arriva la nuova tassa!

Sparisce l’IMU sulla prima casa, ma al suo posto arriva una nuova tassa legata alle abitazioni: niente più Tares, niente più nomi come “service tax”, ma un semplice e più efficacie TRISE (il cui reale significato dovrebbe essere “tassa sui rifiuti e servizi”. Vediamo in cosa consiste l’imposta che dall’anno prossimo andremo a pagare, stando a quanto indicato nella bozza del Decreto Legge conosciuto come Legge di stabilità.

Cosa si paga con la Trise

Dalle prime indiscrezioni, pare che la Trise sarà una tassa composta da due voci: una prima parte della tassa è relativa alla gestione dei rifiuti urbani, ed è indicata come Tari. La seconda, invece, viene determinata dai costi legati ai cosiddetti servizi indivisibili forniti dai vari comuni, ovvero la Tasi. Questa seconda voce, dunque, riguarda tutti coloro che possiedono, oppure occupano o detengono le unità di tipo immobiliare. Non importa se la persona sia un semplice usufruttuario, piuttosto che l’effettivo proprietario dell’immobile: la tassa infatti deve essere pagata dal residente, “con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune le unità stesse”.

Per quanto riguarda in particolare la voce relativa ai rifiuti, la Trise stabilisce che tale tassazione viene rivolta a tutte le persone che occupano, posseggono o detengono un determinato ambiente, al chiuso o all’aperto, in grado di produrre rifiuti urbani.

Quanto e quando pagare la Trise

La tassa sui rifiuti urbani e sui servizi deve essere pagata, di norma, in quattro rate relative all’anno di riferimento (ma può essere pagata anche in una sola volta entro il 16 di giugno), con scadenze:

  • 16 gennaio
  • 16 aprile
  • 16 luglio
  • 16 ottobre

I comuni possono comunque modificare di volta in volta le date di scadenza del pagamento della Trise, nonché il numero di rate da versare ogni anno.

L’importo totale della tassa viene stabilito dai Comuni, partendo da una aliquota di base, per quanto riguarda la Tasi, pari all’1 per mille.




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