Tasse Airbnb: cosa prevede la manovra approvata

Il Decreto Legge 50/2017 ha introdotto le cosiddette tasse Airbnb: intermediari e portali online saranno incaricati di trasmettere i dati dei contratti e trattenere le imposte

È stato approvato dalla Camera il maxiemendamento al disegno di legge di conversione della manovra, che tra i vari provvedimenti conferma la cosiddetta Tassa Airbnb, ossia la cedolare secca sugli affitti brevi, introducendo alcune importanti novità rispetto al testo originario. Il provvedimento passa ora al Senato e dovrà essere convertito in legge entro il 23 giugno.
Viene dunque confermata, a partire dal 1 giugno 2017, l’estensione della cedolare secca agli affitti brevi, con l’obbligo per gli intermediari, compresi i portali online con Airbnb, di trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi e trattenere le relative imposte. Prevista inoltre l’estensione della tassa di soggiorno a chi alloggerà in case private.

Obiettivo della riforma è combattere l’evasione fiscale da parte di chi affitta case e stanze per brevi periodi, anche tramite portali online. Ma i gestori annunciano battaglia: Airbnb si dice pronta a impugnare la norma.

Airbnb tasse: cosa si intende per locazioni brevi?

L’articolo 4 del decreto legge 50 del 2017 definisce le locazioni brevi come contratti di affitto della durata non superiore a 30 giorni, stipulati tra privati per fini abitativi.

Come chiarito dal direttore dell’Agenzia entrate durante l’audizione presso le commissioni riunite di bilancio del 4 maggio, la norma estende l’applicazione del regime della cedolare secca, ai contratti di locazione breve, ossia inferiore ai 30 giorni, anche nel caso di:

  • contratti di locazione che prevedano servizi di pulizia locali e cambio biancheria
  • contratti di sublocazione
  • contratti conclusi dal comodatario che prevedano la concessione dell’immobile a terzi

Il DL prevede che tali contratti possono essere conclusi: “direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, ovvero soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare”.

Airbnb tasse: Irpef o cedolare secca?

La cedolare secca sugli affitti inferiori a 30 giorni esisteva anche prima della norma, come spiegavamo in questo post relativo alla cedolare secca affitti brevi. Scegliendo questo regime il proprietario/locatore pagherà un’imposta sostituiva con aliquota fissa del 21% che sostituisce l’Irpef.

In caso contrario gli introiti ricevuti si cumuleranno agli altri redditi su cui andrà calcolata l’Irpef, con un’aliquota progressiva a scaglioni.

Dato che per i contratti di affitto breve non c’è l’obbligo della registrazione il proprietario è tenuto a pagare la cedolare secca o l’Irpef al momento della dichiarazione dei redditi. Da qui nasceva il problema dell’evasione fiscale, perché in assenza di registrazione è quasi impossibile per l’Agenzia delle Entrate effettuare controlli. Un problema enfatizzato dall’uso dei portali online come Airbnb: quando è la piattaforma a gestire il pagamento è ancora più difficile tracciare i flussi di denaro a fini di accertamento. Ed è su questo punto che intervengono le novità del decreto legge 50 del 2017.

Tasse Airbnb: dalla tassa di soggiorno ai nuovi criteri

Tra gli emendamenti approvati dalla Camera c’è anche il pagamento della tassa di soggiorno per chi affitta case private, anche mediante piattaforme come Airbnb. La norma prevede la possibilità di istituire la tassa anche per i Comuni che non l’hanno ancora deliberata, benché siano scaduti i termini.

Si prevede inoltre l’individuazione, mediante apposito decreto da emanare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, dei criteri in base ai quali la locazione può essere considerata attività imprenditoriale, tenendo conto anche del numero degli immobili locati e della durata degli affitti.

Tasse Airbnb: è l’intermediario a riscuoterle

Il decreto legge 50 del 2017 prevede nuovi obblighi per i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e per le piattaforme online come Airbnb. Questi dovranno:

  • Trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti stipulati per il loro tramite. In caso di mancata comunicazione si rischia una sanzione da 200 a 2.000 euro. Entro il 25 luglio l’Agenzia delle Entrate comunicherà tramite apposito provvedimento le modalità di trasmissione dei dati.
  • Nel caso in cui il pagamento sia gestito dal l’intermediario o dal portale quest’ultimo dovrà operare come sostituto d’imposta, trattenendo la ritenuta del 21%, provvedendo al relativo versamento e alla certificazione annuale. Nel caso in cui l’affittuario opti per il regime ordinario la ritenuta sarà a titolo di acconto Irpef

Nella norma si prevede infine la stipula di convenzioni tra l’Agenzia delle Entrate e i portali di intermediazione online per il monitoraggio dei contratti conclusi.

In sede di audizione l’Agenzia delle entrate aveva chiarito che:

  • La norma si applica a tutti gli intermediari, comprese le piattaforme online
  • I nuovi obblighi sono effettivi a partire dal 1 giugno, indipendentemente dalla emanazione del provvedimento della stessa Agenzia

La nuova formulazione del decreto precisa che tale obbligo si applica a tutti gli intermediari e portali, anche se non residenti in Italia e anche se privi di una stabile organizzazione nel nostro paese. In quest’ultimo caso sarà loro dovere nominare un rappresentante fiscale che provveda alla riscossione delle somme.

Tasse Airbnb: favorevoli e contrari

Se la nuova normativa aveva suscitato perplessità, gli emendamenti approvati hanno scatenato una serie di polemiche. Matteo Stifanelli, country manager per l’Italia Airbnb, ha annunciato in un’intervista a Il Sole 24 Ore, l’intenzione dell’azienda di impugnare la legge: “è inoperabile e non fa bene al settore”.

Critico anche Stefano Righi, presidente Federazione italiana agenti immobiliari professionali, secondo il quale la norma scoraggerà sia i proprietari di casa, sia gli agenti immobiliari e i portali online.

Un plauso alla riforma arriva invece dal presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, secondo il quale: “La definizione di una norma che mette ordine nella disciplina fiscale delle locazioni brevi costituisce un positivo passo avanti verso la bonifica di un mercato che è inquinato dagli abusivi e dalla concorrenza sleale”.

Non resta che aspettare il 23 giugno 2017 per conoscere il testo definitivo della norma.

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