Uno dei problemi che ha contraddistinto il nostro Paese nel corso dei decenni e ne ha anche deturpato in molte occasioni la bellezza paesaggistica è quello degli abusi edilizi, cioè il costruire case o edifici in modo non conforme alla normativa vigente oppure in aree vietate. Oltre che a strutture e a ampliamenti illegali, tali abusi hanno portato anche al deturpamento spesso irrimediabile di ambienti e scenari naturali e storico-archeologici in tutta la penisola.

Le autorità solo di recente stanno cercando di farvi fronte, attraverso normative più rigide, come quella relativa alla cosiddetta conformità urbanistica edilizia, e azioni esecutive dirette, come le demolizioni delle stesse strutture abusive. Tutte queste iniziative sono tuttavia intervallate, nel tempo, da condoni edilizi che permettono agli autori di tali illegalità di mettersi in regola con la legge.

Obiettivo delle autorità è, al tempo stesso, non frenare la dinamicità del settore edilizio, uno dei più importanti dell’economia nazionale, sostenendolo con iniziative importanti e minori limitazioni, come col Decreto Crescita del 2019. Chiarimenti all’azione delle autorità contro l’illegalità arrivano anche dal Consiglio di Stato, che specifica quando in presenza di abusi edilizi una demolizione si può trasformare in una multa.

In sintesi i giudici supremi hanno affermato che in presenza di un eventuale abuso edilizio, è sempre necessaria l’emissione dell’ordine di demolizione. Solo successivamente, durante la fase esecutiva, l’autorità competente può trasformare tale ordine in una sanzione pecuniaria. Tutto ciò è rinvenibile nella sentenza n°8285/2019 del Consiglio di Stato.

Da dove nasce la questione

Il caso sottoposto poi alla decisione dei giudici ha inizio con una richiesta di condono relativa all’ampliamento di un immobile, posto in un territorio su cui gravava un vincolo sismico e paesistico. Il Comune interessato non solo non ha concesso il condono, ma aveva anche emesso, notificandolo al suo proprietario, l’ordine di demolizione delle strutture abusive, imponendo inoltre anche il ripristino dei luoghi.

Dal canto suo, il proprietario aveva fatto richiesta di un nuovo accertamento di conformità per la sanatoria della struttura realizzata. Questa è stata nuovamente esclusa dalle autorità comunali, in quanto, pur essendo confacente alle norme edilizie urbanistiche degli anni ‘60 (periodo temporale a cui si faceva risalire l’opera, secondo il suo realizzatore), non risultava conforme al Piano Regolatore Generale approvato in epoca successiva.

A questo punto, il proprietario della struttura faceva presente che l’eventuale demolizione della parte illegale della stessa avrebbe determinato danni considerevoli ed irreparabili anche alla porzione legittima dell’opera edilizia stessa, presumendo quindi che per il Comune si dovesse prima prevedere una sanzione pecuniaria ad un’eventuale azione di demolizione. Come vedremo, però, i togati hanno giudicato in maniera diversa.

L’ordine di demolizione è sempre dovuto nei casi di abusi edilizi

Il proprietario ha visto respinte le sue tesi e richieste, sia dai giudici del Tar regionale che da quelli del Consiglio di Stato. Quest’ultimo ha motivato il diniego sia col fatto che la struttura abusiva non poteva essere sottoposta a risanamento in quanto situata in un’area ad alto rischio e sia, inoltre, per la difformità rilevata in confronto alla normativa in vigore, quando è stata effettuata richiesta di sanatoria.

I giudici, poi, hanno chiarito che la possibile sostituzione dell’azione demolitoria con un’eventuale sanzione pecuniaria deve essere considerata dall’autorità competente durante la fase esecutiva della procedura, successiva ed autonoma all’ordine di demolizione. Pertanto, tale ordine, una volta avvenuto l’accertamento dell’abuso edilizio, deve essere emesso in ogni caso, anche se l’azione può causare danni alla parte legale della struttura realizzata. Solo successivamente, la demolizione può tramutarsi in una multa.

Questa sentenza non fa che legittimare l’azione intrapresa ultimamente da diversi Comuni italiani contro quelle opere edilizie abusive presenti sul proprio territorio, al fine di bloccarne o, almeno, limitarne la realizzazione, non solo per fini ambientali o paesaggistici, ma anche, come abbiamo visto nel caso in questione, per motivi di sicurezza. Ambito in cui non sempre la normativa italiana è rispettata pienamente.

Gli abusi edilizi