In questi ultimi anni, in cui il nostro Paese ha attraversato un forte crisi economica, le famiglie hanno dovuto fronteggiare diverse problematiche riguardo pagamenti ed imposte da versare, soprattutto coloro che avevano fatto richiesta ed ottenuto un mutuo a qualche istituto bancario. Infatti, spesso, alle diverse spese familiari mensili si sono sommate appunto quelle relative alle rate del finanziamento da restituire.

Nonostante a questo proposito siano previste agevolazioni per tante categorie di soggetti, tra cui le persone diversamente abili in base alla legge 104/92 oppure magari i contribuenti più anziani, si sono verificate situazioni di sofferenza finanziaria delle famiglie e in alcuni casi di vera e propria estrema difficoltà nel periodico pagamento del mutuo. Da qui, la considerazione da parte delle autorità statali e bancarie di venire incontro a queste problematiche.

Difatti, vi sono novità nel 2020 per il mutuo destinato all’acquisto prima casa, che andranno a favorire quei nuclei familiari che finora hanno dovuto affrontare sacrifici, anche economici, per pagarne le rate mensili. Andiamo quindi a vedere in cosa consistono tali novità e cosa prevedono in particolare le norme emanate dal governo attraverso il cosiddetto Decreto Fiscale 2020.

Cosa succede a coloro in difficoltà nel pagamento del mutuo

sospensione del pignoramento

La principale novità di quest’anno per quelle persone o famiglie che stanno pagando le rate di un mutuo per l’acquisto della prima casa è la sospensione del pignoramento della stessa, in caso di difficoltà finanziaria. Difatti, nel momento in cui vi siano le condizioni che potrebbero far avviare l’iter di vendita all’asta dell’immobile, è possibile adesso rinegoziare il mutuo stesso, sempre che l’abitazione sia quella principale dove si risiede generalmente.

Un’opportunità di rinegoziazione che non può essere invece richiesta per i mutui contratti per acquistare seconde o terze case. Tale procedura riguarda quei pignoramenti attivati tra il 1° Gennaio 2010 ed il 30 Giugno 2019. Così come in altre circostanze, anche in questo caso d’altronde bisogna essere in possesso di requisiti specifici per poter domandare l’attivazione di tale rinegoziazione del mutuo ed evitare pertanto il pignoramento della casa.

Requisiti necessari per usufruire della rinegoziazione del finanziamento

Andiamo a vedere adesso le condizioni che devono essere soddisfatte per accedere a tale procedura, sia per quanto riguarda il soggetto debitore che l’immobile:

  • La casa in questione deve essere stata acquistata naturalmente attraverso mutuo finanziario e, inoltre, deve essere anche la residenza del debitore. Infatti, come detto, se ciò non fosse, allora lo stop al pignoramento non potrà avvenire per seconde o terze abitazioni;
  • Il creditore deve essere un istituto bancario ed a cui deve essere stato rimborsato almeno il 10% del finanziamento precedentemente erogato alla persona al momento debitrice.

Come effettuare tale richiesta

Quei soggetti che presentano i requisiti accennati possono domandare la rinegoziazione del mutuo entro il 31 Dicembre 2021 e per una somma che non superi i 250.000 Euro. Una cifra, che non può essere inferiore al debito complessivo residuo a cui si aggiungono gli interessi. Una volta che sia stato confermato l’avvio di questa procedura, il saldo del finanziamento appena rinegoziato dovrà essere restituito entro 30 anni e non oltre gli 80 anni del soggetto debitore richiedente.

Ipotesi in cui la richiesta venga respinta

Nella circostanza in cui la domanda di rinegoziazione non venga accolta, il debitore potrà rivolgersi anche ad un parente (fino al terzo grado), che possegga i requisiti richiesti, a cui far ripresentare la domanda. Nell’ipotesi che quest’ultima venisse accettata, il parente diverrebbe il proprietario dell’immobile in questione, ma con la possibilità che il debitore originario vi possa abitare per cinque anni.

Trascorso tale periodo di tempo, se quest’ultimo è riuscito a rimborsare il denaro al parente, egli potrà riottenere l’abitazione e riaccollarsi il residuo del mutuo, sempre che, naturalmente, abbia il consenso dell’istituto bancario. Una procedura, come si può notare, che permette una certa flessibilità tra le parti in causa e al debitore di poter riavere indietro la casa o, perlomeno, di abitarvi per cinque anni, in attesa che la sua situazione finanziaria migliori.

Stop al pignoramento della prima casa