La cedolare secca sugli affitti è in vigore dal 2011 ma nel corso di questi ultimi anni ha prodotto un interesse crescente fra i proprietari degli immobili che sono destinati all’affitto per uso abitativo. Purtroppo non esiste ancora alcuna novità per quel che riguarda l’ampliamento della cedolare secca anche agli affitti per uso commerciale.

Vediamo, però, con più chiarezza di cosa si tratta: la cedolare secca rappresenta un regime di tassazione facoltativo sulle locazioni che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva, sia dell’IRPEF che delle addizionali, e che toglie alle parti l’obbligo di pagare l’imposta di bollo e quella di registro che sono dovute, appunto, per le registrazioni, le risoluzioni e le proroghe dei contratti di affitto; sono un’eccezione quelle dovute nel caso della cessione del contratto.

Fra le novità più importanti di questo 2018 c’è ovviamente la possibilità di usufruire di questa aliquota agevolata della cedolare secca al 10% per altri due anni.

Grazie allo stop dell’aumento dei tributi locali, per il 2018 si possono ancora prendere in considerazione le delibere del 2015 al fine di poter calcolare lo sconto minimo di quest’anno. Gli incentivi maggiori riguardano proprio i redditi di locazione, con la cedolare secca al 10%, che resterà invariata fino al 2019.

Per quali immobili vale la cedolare secca

In base a quanto si legge sul sito dell’Agenzia dell’Entrate l’opzione può essere esercitata per “unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 – uffici o studi privati) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze, locate congiuntamente all’abitazione, oppure con contratto separato e successivo rispetto a quello relativo all’immobile abitativo”. Il tutto però a condizione che il rapporto di locazione intercorra “tra le medesime parti contrattuali, nel contratto di locazione della pertinenza si faccia riferimento al quello di locazione dell’immobile abitativo e sia evidenziata la sussistenza del vincolo pertinenziale con l’unità abitativa già locata”.

In caso di contitolarità dell’immobile la cedolare secca al 10% deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore. I locatori contitolari, che non esercitano l’opzione, sono tenuti al versamento dell’imposta di registro, calcolata sulla parte del canone di locazione imputabile, in base alle quote di possesso.

Imu e Tasi: c’è ancora il blocco sugli aumenti

Anche per questo 2018 ha trovato applicazione il decreto che prevede lo stop dell’aumento delle imposte e delle tasse negli enti locali. Tale blocco è stato sancito al comma 37 dell’articolo 1 nella legge di Bilancio 2018. Quindi, le amministrazioni locali avranno il divieto di aumentare le aliquote e le tariffe rispetto a quelle che furono deliberate nel 2015, nel 2016 e nel 2017. Alla stessa maniera non si potranno istituire dei nuovi tributi, fa eccezione l’imposta di soggiorno che ha già goduto di una deroga sia per quanto riguarda l’istituzione che per quanto concerne la rimodulazione. Inoltre non si possono ridurre le agevolazioni che sono già state concesse ai contribuenti. Però, sono escluse da questo blocco tutte le entrate di natura patrimoniale; ad esempio: il canone occupazione di spazi e aree pubbliche ed il canone idrico. Invece, il vincolo non ha nulla a che vedere con gli enti che hanno deliberato il dissesto oppure il predissesto. Sempre quest’anno, inoltre, questo blocco degli aumenti non troverà applicazione nei Comuni che sono stati istituiti a seguito della loro fusione. La legge di Bilancio ha inoltre confermato la maggiorazione Tasi di 0,8 per mille, se già confermata negli anni 2016 e 2017. La maggiorazione non riguarda, ovviamente, le abitazioni principali, già esenti ai fini Tasi. Se un Comune l’ha deliberata nel 2015 per gli immobili ad uso abitazione principale, tale maggiorazione non può essere mantenuta.

Per quanto riguarda l’IMU, questa, è giunta quasi alla scadenza della prima rata: è fissata, infatti, al 50% sull’imposta dovuta e si applica l’aliquota sulla prima abitazione di lusso oppure altre aliquote a seconda del tipo di proprietà e si deve pagare entro il 18 giugno 2018.

La seconda rata, invece, deve essere versata per saldare l’imposta complessivamente dovuta per l’anno con un conguaglio sulla prima rata entro il 17 dicembre 2018.

Specificatamente, il pagamento della prima rata, se versato entro la scadenza è senza l’applicazione di sanzioni od interessi e in misura pari al 50% del totale ottenuto attraverso l’applicazione delle aliquote di base e la detrazione prevista; la seconda rata viene versata a saldo dell’imposta totale dovuta per tutto l’anno, come già detto, con il conguaglio sulla prima rata.

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