Le innovazioni nel settore edilizio tendono ad essere le più diverse ed alcune volte forniscono soluzioni originali a problemi comuni verso i quali le persone sono particolarmente sensibili, si pensi ad esempio al rispetto dell’ambiente o agli eventi sismici. Da qui la realizzazione di case dall’elevato livello antisismico oppure di materiali o prodotti edilizi innovativi, ma senza dimenticare la funzionalità e la loro sostenibilità ambientale.

In questi ultimi tempi, particolare interesse e curiosità ha suscitato la cosiddetta architettura meteorosensibile, cioè quel genere di strutture architettoniche di diverso tipo che tendono a cambiare e modificarsi col variare delle condizioni meteorologiche e quindi ad essere sensibili appunto ai mutamenti del tempo. Ma in cosa consiste questa particolare architettura e quali gli esempi più recenti? Proviamo a scoprirlo in maniera più approfondita.

Architetti, padiglioni e mostre

Una delle ultime novità nasce dall’idea dell’architetto tedesco Menges Achim dell’Istitute for Computational Design di Stoccarda che, assieme ad altri due suoi colleghi, ha ideato e realizzato due strutture di elevato livello innovativo. Queste sono, in particolare, due padiglioni cosiddetti “meteorosensitive”, denominati Hygroscope e Hygroskin, e che si possono ammirare in Francia, rispettivamente al Centre Pompidou di Parigi e in esposizione al Frac Centre di Orléans, per la manifestazione intitolata Multiversités creative.

L’elemento comune ad ambedue le realizzazioni è la cosiddetta Biomimetica, che si traduce nell’osservazione e nello studio approfondito della natura e dei suoi meccanismi biologici, al fine di trasferirli nel mondo degli esseri umani per risolvere alcune sue problematiche. E quindi, in altre parole, l’utilità per gli uomini e le sue opere che si ottiene dalla conoscenza profonda dei fenomeni, sia animali che naturali.

In questo caso specifico, si parla del legno e delle sue qualità ed in particolare quella di regolare l’umidità nell’ambiente circostante e quindi, a livello scientifico, essere un materiale cosiddetto igroscopico. Infatti il legno, in ambienti secchi, tende ad assorbire le molecole d’acqua presenti nell’aria, mentre con un ambiente umido, invece, tende a rilasciarle.

Il padiglione Padhygroskin

Quest’opera evidenzia una forma assai dinamica, composta da una struttura in acciaio ricoperta poi da pannelli di abete rosso e concavi. Essa è suddivisa poi in 28 riquadri e all’interno di ciascuno si trova un foro circolare, che consente alla luce di penetrare dentro la stessa opera. Tali fori particolari, a loro volta, sono formati da una struttura di tipo reticolare e da un insieme di petali in compensato, triangolari e sottili, che raggiungono i 1100 fogli.

La particolarità di simile struttura è dovuta al fatto che, avendo il legno caratteristiche igroscopiche come abbiamo detto, tali fogli tendono a chiudersi in presenza di considerevole umidità, mentre si aprono quando la temperatura interna all’opera aumenta. Di conseguenza, la sensibilità del legno rispetto al livello di umidità presente, consente di avere un sistema naturale ed autonomo capace di modificarsi in base al cambiamento del tempo. Inoltre, esso non necessita di alcuna fornitura di energia o controllo.

Comunque, ciò evidenzia la possibilità di ottenere una struttura o un edificio con facciate mutevoli e flessibili che possono consentire molteplici livelli di permeabilità visiva e differenti gradi di passaggio di luce.

Il padiglione Hygroscope

Questa seconda realizzazione si basa su principi simili rispetto alla prima, ma con un livello strutturale ben più complesso. Al centro parigino Pompidou esistono infatti due copie identiche di quest’opera e sono poste in teche di vetro. All’interno di una sono riproposte le condizioni climatiche della Capitale francese, mentre nell’altra è simulata la percentuale di umidità del museo stesso (in situazioni consuete, con presenza ad esempio di visitatori).

La complessità della struttura tuttavia è data dalla presenza di 4000 elementi in legno di acero, realizzati in maniera digitale ed unici sia per forma che dimensioni. La diversità di quest’opera rispetto alla precedente è che i petali di ciascuna apertura tendono ad aprirsi in modo autonomo, individuale e diverso in base alle variazioni di umidità, dell’orientamento delle stesse fibre, delle loro dimensioni ed anche spessore.

Così facendo si ottiene una struttura dalle forme sempre diverse e che reagisce anche ai minimi cambiamenti delle condizioni climatiche. Il tutto grazie ad una combinazione di leggi fisiche e di geometria computazionale, elementi fondamentali negli odierni processi produttivi in diversi ambiti.

Architettura meteorosensibile

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