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Nel nostro Paese, la maggior parte delle persone che intende acquistare un nuovo immobile non possiede il denaro necessario per procedere autonomamente a tale operazione e di conseguenza è costretta a ricorrere ad un mutuo bancario. Fortunatamente, per coloro che riescono ad ottenerlo, è possibile anche detrarre gli interessi connessi ad un finanziamento, in sede di dichiarazione dei redditi annuale.

Ciò è possibile naturalmente per coloro che possiedono tutti i requisiti richiesti per un mutuo prima casa e che in seguito lo ottengono dagli istituti finanziari. Infatti, non sempre questi ultimi accettano le richieste presentate ed acconsentono all’erogazione del mutuo. Possono però verificarsi situazioni anche particolari, in cui un soggetto, una volta ottenuto il finanziamento, trasferisca la propria residenza per svariate ragioni.

Questo potrebbe creare problemi per l’ottenimento delle detrazioni fiscali relative agli interessi passivi del mutuo. Ricordiamo, infatti, che uno dei requisiti richiesti per tali benefici è proprio la residenza all’interno dell’immobile oggetto dell’acquisto tramite finanziamento bancario. Ad offrire chiarimenti per alcune situazioni dubbie, è dovuta intervenire la stessa Agenzia delle Entrate. Alla fine, i benefici si possono continuare ad usufruire, ma soltanto in alcuni casi particolari.

Per coloro che hanno necessità di un cambio di residenza le detrazioni sul mutuo e le spese d’affitto sono cumulabili. E’ questo quanto afferma la Circolare 15/E del 2005 dell’Agenzia delle Entrate.

Quest’ultima pronuncia dell’ente statale è importante in quanto chiarisce in particolare due punti essenziali della questione: il primo è la possibilità appunto di usufruire delle detrazioni fiscali inerenti agli interessi passivi di un mutuo per la casa, anche se il beneficiario si trasferisce, per questioni di lavoro, lontano dall’abitazione oggetto del finanziamento e, secondo punto, anche nel caso quest’ultima fosse oggetto di locazione da parte del suo proprietario.

Quanto definito dalla suddetta Circolare 15/E del 2005 ha trovato poi ulteriori chiarimenti in altre pronunce della stessa Agenzia delle Entrate, che vedremo meglio successivamente. Andiamo ad approfondire comunque in quali occasioni specifiche il trasferimento non fa venir meno i benefici fiscali.

Trasferimento per motivi di lavoro

In caso di trasferimento per motivi di lavoro, la detrazione degli interessi passivi per l’acquisto dell’abitazione principale spetta ugualmente, anche se l’immobile è concesso in locazione. A patto che il lavoratore abbia trasferito la propria residenza nel Comune di lavoro, o in uno limitrofo; il nuovo Comune si trovi ad almeno 100 chilometri di distanza dal precedente, o comunque al di fuori della propria regione; la residenza nel nuovo Comune sia stata trasferita da non più di tre anni dalla richiesta della detrazione.

Anche le detrazioni sull’affitto spettano sempre per i primi tre anni dal cambio di residenza, se questo avviene per motivi di lavoro.

Sempre a proposito di trasferimenti per questioni professionali, la Circolare 21/E del 23 Aprile 2010  e quella successiva 17/E del 24 Aprile 2015 dell’Agenzia delle Entrate affermano chiaramente che i benefici fiscali possono essere usufruiti anche nell’ipotesi in cui il lavoratore si sia trasferito all’estero. In questo caso specifico, tuttavia, devono essere soddisfatte alcune condizioni particolari:

  • Il trasferimento della dimora abituale nell’abitazione acquistata col mutuo da parte del soggetto sia avvenuta entro un anno dalla compravendita della stessa;
  • Che continuino a permanere le esigenze o condizioni lavorative che hanno portato al trasferimento della dimora abituale del soggetto;
  • Che il beneficiario non abbia acquistato un immobile da adibire poi ad abitazione principale nello Stato estero in cui si sia trasferito e di temporanea residenza.

L’ente statale specifica inoltre che, nell’ipotesi in cui vengano meno le esigenze lavorative citate nel secondo punto, i benefici fiscali sugli interessi passivi del mutuo non potranno essere più usufruiti e, di conseguenza, dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono venute a mancare tali esigenze, il contribuente perderà appunto le detrazioni suddette.

Casi eccezionali

Affinché la detraibilità sugli interessi passivi sia attuabile la casa deve essere la residenza principale dell’acquirente o dei propri familiari. Solamente in alcuni casi eccezionali la normativa subisce una deroga e pertanto non viene applicata, e questi casi riguardano:

  • ricovero in casa di cura;
  • servizio presso le Forze armate;
  • trasferimento di residenza per motivi di lavoro, dopo aver stipulato il mutuo;
  • inagibilità dell’immobile a causa di un evento sismico e che sia oggetto di ordinanza di sgombero.

Abbiamo già accennato al penultimo punto e quindi al caso in cui la residenza venga trasferita per questioni professionali. Per cui, la detrazione sul mutuo non si perde, in caso di trasferimento per motivi lavorativi, e se l’immobile viene affittato dal proprietario, questo potrà comunque detrarre le spese di locazione per alloggiare in una nuova abitazione.

Lo sgravio Irpef è della somma di 991,60 euro, se il reddito non supera i 15.493,71 euro, mentre se il reddito arriva ai 30.987,41 euro, la detrazione è di 495,80 euro. Nel caso il contribuente percepisse somme annue superiori ai 30.987,41 euro, egli non ha diritto invece a nessun beneficio fiscale.

Per quanto riguarda invece gli altri casi eccezionali, il diritto alla detrazione degli interessi passivi del mutuo non viene meno nell’ipotesi in cui il beneficiario debba trasferirsi o ricoverarsi in maniera permanente presso istituti o case di cura, purché l’immobile non venga concesso in locazione a terzi.

A continuare ad usufruire di tali benefici fiscali possono essere anche gli appartenenti alle forze armate o alle forze dell’ordine e quindi al loro personale in servizio, purché l’immobile acquistato ed oggetto del finanziamento bancario venga adibito ad abitazione principale e sia l’unico posseduto dal soggetto sul territorio nazionale. Tutto ciò a prescindere dal requisito della dimora abituale.

Infine, altro caso particolare che consente di continuare a godere delle detrazioni è quello in cui l’immobile, a causa di un evento sismico, sia dichiarato inagibile e sia oggetto al tempo stesso di ordinanza di sgombero. Il tutto a condizione che le rate del mutuo continuino ad essere versate dal contribuente e che l’onere dello stesso permanga, in maniera effettiva, a carico del medesimo soggetto. Ulteriori chiarimenti in merito si possono trovare nella Circolare 11/E del 21 Maggio 2014, sempre dell’Agenzia delle Entrate.

Come detrarre gli interessi

La detrazione sugli interessi passivi sui mutui permette di dedurre dal calcolo il 19% delle spese effettuate, attraverso il modello 730. La quota massima di interessi passivi su cui calcolare la detrazione è di 4.000 euro, moltiplicando il costo di acquisizione dell’immobile per gli interessi pagati e dividendo il prodotto per il capitale erogato a titolo di mutuo. Al risultato si applica poi la percentuale del 19%.

Mutui passivi

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