Sono davvero molte le persone che si chiedono come diventare amministratore di condominio. Per rispondere a questo quesito, bisogna risalire all’entrata in vigore della Legge numero 220 del 2012 che spiega che per poter assumere l’incarico dell’amministratore di un condominio, l’individuo che lo desidera, deve possedere alcuni specifici requisiti regolati dal nuovo articolo 71 Bis nelle Disposizioni di Attuazione del Codice Civile, secondo il quale possono richiedere la nomina di amministratore di condominio soltanto coloro i quali:

  • Godono dei diritti civili e lo dimostrano attraverso un’autocertificazione o tramite il certificato del godimento dei diritti civili che viene rilasciato dal cancelliere del Tribunale competente;
  • Non hanno su di loro alcuna condanna pendente per delitti contro la PA, cioè la Pubblica Amministrazione; contro l’Amministrazione della Giustizia; contro la Fede Pubblica; contro il patrimonio, come ad esempio l’ingresso abusivo nei fondi altrui o l’uccisione di animali altrui; né qualsiasi altro delitto colposo per cui, la legge, prevede come pena una reclusione superiore a due anni;
  • Non siano stati sottoposti a delle misure di prevenzione diventate definitive, tranne che non vi sia stata una riabilitazione;
  • Non siano stati interdetti oppure inabilitati. Queste due possibilità vengono istituite quando ad un soggetto viene posta una limitazione della capacità di agire se non affiancato da un tutore oppure da un curatore. Tale eventualità si verifica nei casi di impossibilità totale ma anche parziale di provvedere autonomamente ai propri interessi.;
  • Risultino annotati fra gli appartenenti all’elenco dei protesti cambiari, cioè, se si ha un protesto, nonché quell’atto mediante il quale un pubblico ufficiale attesta il mancato pagamento di una cambiale, di un pagherò cambiario oppure di una tratta, o di un assegno postale e bancario;
  • Possiedano un diploma di scuola, almeno, di secondo grado;
  • Infine è indispensabile che abbiano frequentato un corso per la formazione iniziale e che svolgano, periodicamente, attività atte alla formazione e all’aggiornamento sui temi di amministrazione condominiale.

Se l’amministratore in questione viene nominato fra i condomini dello stabile, però, sarà esentato dall’assoluzione degli ultimi due punti. La stessa regola vale per coloro che hanno svolto l’attività di amministrazione di un condominio per un anno almeno, nell’arco di tre anni precedenti all’entrata in vigore dell’articolo 71 bis ma rimane obbligatoria la formazione periodica.

Da ciò, dunque, si evince che per diventare amministratore di condominio, è fondamentale, in primis, possedere dei requisiti di natura personale, con un profilo di piena capacità sia giuridica, che di agire e in piena onorabilità. Inoltre bisogna acquisire delle buone competenze che siano proprio specifiche della materia, con tanto di attestato di partecipazione a dei corsi di formazione per amministratori di condominio della durata di almeno 72 ore, e a delle attività che promuovono l’aggiornamento professionale e che vengano frequentate per almeno 15 ore annuali.

La formazione e l’aggiornamento dell’amministratore

La formazione indispensabile per gli amministratori di condominio viene regolata dal Decreto Ministeriale 13 agosto 2014 numero 14 che è entrato in vigore dal 9 ottobre 2014. La Legge di Riforma ha, però, inserito un doppio binario, riservando l’obbligo per quanto concerne la formazione soltanto alla figura dell’amministratore professionista, mentre, esenta la categoria degli amministratori scelti fra i condomini dello stesso stabile. Di contro, però, questa specifica figura nominata dagli stessi condomini, non è affatto esentato dalle responsabilità imposte dalla sua nomina e, essendo una figura non formata da una specifica preparazione, purtroppo, questi affronta tali responsabilità assumendosi i rischi a proprio carico. A questo proposito, infatti, sarebbe preferibile non nominare un amministratore interno, un condomino non professionista, perché questi dovrebbe preventivamente verificare tutti gli obblighi e le importanti responsabilità in cui dovrà incorrere, prima di accettare tale incarico. E, in ogni caso, anche se non sotto l’obbligo della Legge, essi, dovrebbero aggiornarsi anno per anno.

L’incarico si può conferire anche alle società

Esiste, per le società, la possibilità di essere nominate come amministratori di condominio. Tale facoltà era già riconosciuta dalla giurisprudenza però è stata formalmente accolta nella riforma di condominio, in cui, al suddetto articolo 71 bis viene specificato che i requisiti richiesti dalla carica, devono essere posseduti da tutti i soci illimitatamente responsabili, nonché dagli amministratori e dai dipendenti che hanno l’incarico di asservire le funzioni dell’amministrazione. Se una o più figure vengono meno a tali requisiti, ciò comporta la revoca dell’incarico per la società allo stesso modo in cui avverrebbe per il privato.