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Uno dei sogni più grandi delle famiglie italiana è quello di riuscire ad acquistare un’abitazione propria, in cui vivere una vita serena e, magari, vedendovi crescere figli e nipoti. Proprio per questo autorità statali e istituti finanziari hanno lanciato molteplici iniziative per chi desidera acquistare una casa. Un esempio tra tanti è fornito dalle agevolazioni fiscali per l’acquisto prima casa per le giovani coppie.

Per “coppie” si intendono sia i partner sposati che quelli conviventi di fatto. Però, mentre per i primi la normativa ha sempre riconosciuto agevolazioni di vario genere, la situazione è stata fino a qualche anno en diversa per i secondi. Infatti le coppie conviventi non sposate non sempre sono riuscite ad ottenere egual riconoscimento dal punto di vista di vari diritti (compreso quello per i benefici fiscali per l’acquisto della prima casa) rispetto a quelle coniugate ufficialmente.

Di fatto, in Italia ci sono sempre più convivenze, ovvero unioni di due persone non legate dal vincolo del matrimonio, ma da un rapporto d’amore. A livello giuridico, però, ci sono ben poche tutele per coloro che decidono di passare un periodo, o l’intera vita con un partner che non sia riconosciuto da un atto legale. Per cui, anche per l’acquisto di una casa e per la successione dei beni, esistono delle sostanziali differenze.

I mutui agevolati anche per le coppie conviventi

Un elemento importante che permette a due partner conviventi di favorire l’acquisto di un immobile è l’ottenimento di un mutuo bancario. In questi anni sono state emanate diverse misure destinate non solo alle coppie sposate ma anche a quelle conviventi. Due iniziative importanti che permettono l’accesso ad un finanziamento agevolato a determinate condizioni sono: il Fondo Prima Casa ed il Plafond Casa. Entrambe le misure hanno come destinatari anche giovani coppie di conviventi, di cui almeno un membro non superi i 35 anni, con o senza figli.

L’acquisto congiunto

La mancanza di una disciplina organica crea spesso una situazione di precarietà tra coloro che convivono. Tanto che per far sì che l’abitazione possa essere intestata ad entrambi bisogna procedere con un acquisto congiunto, firmando insieme l’atto di compravendita della casa. Non esiste (o, per meglio dire, non esisteva, come vedremo) infatti tra i conviventi una qualche forma di regime di comunione legale dei beni, che per marito e moglie scatta in automatico, in mancanza di altre scelte specifiche.

Qualora solo uno dei due conviventi abbia un reddito bisogna ricordare che non può vedere applicata la norma fiscale, che permette quando uno è a carico dell’altro, di “scaricare la quota di detrazione fiscale spettante ad entrambi in relazione al mutuo contratto per l’abitazione principale”. Per usufruire di questa detrazione è quindi necessario che solamente uno dei due contragga il mutuo e sia l’unico soggetto che deve un rimborso alla banca, anche se poi la casa viene acquistata da entrambi.

A tutto ciò, però, ha posto un piccolo rimedio recentemente la legge n°76/2016, meglio conosciuta come Legge Cirinnà. Questa ha disciplinato alcuni aspetti delle convivenze di fatto (sia di soggetti omosessuali che eterosessuali), tra cui anche l’opportunità di regolare rapporti di tipo patrimoniale, attraverso un contratto di convivenza. Il documento, redatto sempre per iscritto, può essere contenuto in un atto pubblico oppure in una scrittura privata, purché autenticato da un avvocato o un notaio.

Quest’ultimo è soprattutto necessario nel caso siano coinvolti beni immobili, in quanto ne può garantire la trascrizione sui registri immobiliari. Col contratto di convivenza i due partner possono optare per il regime di comunione dei beni e quindi, in caso di acquisto di un bene da parte di uno dei due soggetti, questo possa diventare automaticamente anche dell’altro.

Nell’ipotesi dell’acquisto di un immobile, se i due partner conviventi stabiliscono che questi sia intestato ad entrambi, risulta esserci una maggiore tutela complessiva, considerando che ognuno può vantare un diritto reale su una parte del bene. Nel caso in cui, invece, l’acquisto venga concluso soltanto da uno dei due e l’altro partecipi solo economicamente alla compravendita oppure paghi semplicemente qualche rata del mutuo (magari acceso per l’operazione di acquisto), la situazione tende ad essere maggiormente complessa.

Le ragioni alla base di tali scelte sono spesso soggettive e di diversa natura, e di frequente vi rientrano motivazioni di risparmio fiscale. Sarebbe opportuno in questi casi sottoscrivere un accordo a parte tra i due conviventi, al fine sia di evidenziare il contributo finanziario fornito da uno dei due che per stabilire futuri eventuali impegni di restituzione o trasferimento tra gli stessi soggetti.

Ciò non toglie che nel contratto di convivenza possano essere stabiliti in ogni caso l’uso del bene o i doveri di contribuzione al suo mantenimento o, ancora, determinare un eventuale diritto di abitazione ad uno dei due partner conviventi. Nuove problematiche di natura patrimoniale, tuttavia, potrebbero sorgere nel caso il legame affettivo si sciolga, soprattutto per quanto riguarda il futuro dell’immobile acquistato insieme oppure da uno dei due.

Infatti la scelta, in questo caso, si deve basare su un comune accordo tra le parti, in quanto queste non possono rivolgersi ad un magistrato che possa decidere a chi assegnare l’immobile (come invece succede per le coppie sposate, in caso di separazione o divorzio). Sarebbe consigliabile, anche per tale eventuale circostanza, un accordo preventivo tra i due conviventi, in modo da favorire la risoluzione di possibili controversie. Nel contratto di convivenza, si potrebbe inserire ad esempio una clausola che stabilisca la modalità d’uso dell’abitazione, nell’ipotesi di eventuale separazione.

Nessuna tutela per la successione legittima

A differenza dei coniugi uniti dal matrimonio i conviventi non hanno nessuna tutela a livello giuridico per la successione legittima in caso di morte di uno dei due. E mentre tra marito e moglie il testamento è un’opzione, per coloro che convivono è l’unico atto che permette di non lasciare il partner privo di qualsiasi tutela. Infatti secondo la legge, chi resta non ha nessun diritto nemmeno sulla casa, destinata a residenza comune. Qualora invece il proprio compagno abbia avuto dall’altro partner una devoluzione ereditaria non può nemmeno usufruire di agevolazioni fiscali. Si applica infatti l’aliquota prevista tra soggetti non legati da vincolo parentale (8%).

Il testamento quindi rappresenta un utile strumento attraverso cui lasciare eventualmente l’abitazione in cui si convive al partner, in modo da tutelare in qualche modo colui che non possiede diritti reali sull’immobile, o ne possegga solo su una piccola quota, e farne beneficiare anche dopo la scomparsa del convivente. Il tutto permette inoltre di evitare spiacevoli diatribe con i parenti di quest’ultimo.

Comprare casa come coppia di fatto

Comprare casa: le regole per i conviventi
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