Se proviamo a spiegarlo con il linguaggio giuridico, la parola condono, indica in maniera generale un particolare provvedimento attraverso il quale i cittadini hanno la possibilità di ottenere il completo annullamento di una pena oppure di una sanzione attribuita in conseguenza di un determinato illecito. Il termine condono edilizio, invece, si utilizza nei casi in cui, attraverso un’autodenuncia, si possono sanare dei fenomeni di abusivismo per quanto riguarda le regole di costruzione o di ampliamento oppure di modifiche di tipo edile. Il condono edilizio è un provvedimento contenuto in speciali leggi con una durata temporale definita, cioè sottoposta ad un termine con un inizio ed una fine.

Al momento, i condoni edilizi concessi in Italia, sono stati tre che si trovano disciplinati dalle leggi:

  • Numero 47 del 1985;
  • Numero 724 del 1994;
  • Numero 326 del 2003.

Infatti, ad oggi, anche se questo argomento torna molto spesso a farsi sentire, e alcuni politici hanno ipotizzato una nuova comparsa in questo 2018, non si sa né quando (né se) ci sarà un prossimo condono edilizio. Quindi, attualmente non c’è in vigore nessun condono di questo genere.

Riassumendo, il condono rappresenta un provvedimento governativo, che viene emanato dal legislatore mediante dei decreti di legge, tramite il quale ogni cittadino può ottenere il parziale o il totale annullamento di una precisa sanzione pecuniaria o penale. Esistono diverse tipologie di condono, le più comuni sono quello fiscale e, quello di nostro interesse, il condono edilizio. Vi sono, inoltre, forme di condono assicurativo, immobiliare, previdenziale, valutario o condoni per singole imposte.

Il condono edilizio

Condonare in ambito edilizio

Come abbiamo detto, l’ultimo condono edilizio risale al 2003, mentre l’ultimo condono fiscale risale al 2009. Sostanzialmente, oggi, non è possibile fare richiesta di condono per opere edilizie abusive o illecite.

Per condono si intende il rilascio, da parte dell’amministrazione, di un titolo abilitativo edilizio al fine di sanare le opere esistenti non conformi alla disciplina vigente. La normativa che determina quali sono le tipologie di opere abusive che possono usufruire del condono è complessa e si articola nella “Sanatoria delle opere abusive” (art. 31 L. 47/1985) o “Definizione agevolata delle violazioni edilizie” (art. 39 L.704/2004).

Il risanamento avviene a fronte del pagamento di una “oblazione” a favore dello Stato e delle Regioni e del pagamento al Comune di un “contributo di concessione”. Il versamento dell’oblazione generalmente cancella i reati penali connessi all’opera edilizia abusiva edificata anche in mancanza di una regolarizzazione amministrativa dell’abuso stesso (artt. 38 e 39 della L. 47/1985), fermo restando l’esclusione dei casi e tipologie di abuso non previsti dalla sanatoria.

Come funzionava il condono e la procedura per richiederlo

Si ribadisce il concetto che il condono è una “legge speciale”, un provvedimento del Governo, una tantum e con una scadenza temporale nel tempo limitata a quanto previsto nel decreto stesso e che differisce dalla sanatoria che, invece, è un atto amministrativo per regolarizzare “sanare”, appunto, determinati illeciti edilizi in base a quanto prevede il piano regolatore del comune in cui si realizza l’abuso.

In sostanza, mentre il condono consente di derogare alla norma violata dalla costruzione e, diciamo, di “ratificare” in un certo qual modo l’opera condonata, la sanatoria rappresenta un provvedimento amministrativo che ha bisogno assolutamente della doppia conformità urbanistica. Un’opera sanata, infatti, deve essere conforme tanto alla norma vigente nel momento in cui è stato fatto l’abuso, quanto a quella vigente nel momento in cui viene richiesta la sanatoria.

Pertanto, reso chiaro il punto, l’ultimo condono edilizio risale al 2003 e permetteva di sanare abusi edilizi commessi entro il 31 marzo 2003 e per poterne beneficiare, la domanda andava presentata entro il 31 marzo 2004. Caratteristica del condono è la libertà del cittadino di aderirvi oppure no.

Alla domanda occorreva allegare le ricevute di pagamento dell’oblazione e del contributo di concessione, i documenti comprovanti la consistenza e la data di esecuzione delle opere abusive e i requisiti del richiedente.

Il condono poteva essere ottenuto in due modi:

  • per esame da parte del Comune competente che verifica l’ammissibilità della domanda e la completezza della documentazione, nonché i pagamenti richiesti; o
  • per silenzio assenso: la domanda si ritiene accolta se entro 24 mesi dalla presentazione della stessa, il Comune non notifica al richiedente alcuna risposta.

Il silenzio assenso, tuttavia, non opera nei casi in cui si è in presenza di vincoli ambientali (art. 32 L. 47/1985), vincoli di assoluta inedificabilità (art. 33 L. 45/1985) e tutti i casi elencati nell’art. 39, comma 27 della L. 326/2003.

La richiesta di condono edilizio rappresenta un atto mediante il quale un richiedente riconosce una determinata abusività sulle opere che costituiscono l’oggetto. Spesso accade che a causa della lentezza della burocrazia passino molti anni prima che una tale richiesta venga evasa, di conseguenza, sebbene al momento non ci sono condoni edilizi in atto, è probabile che su una proprietà gravi ancora una richiesta di condono a cui l’amministrazione competente non ha dato ancora risposta pe causa, ad esempio di un inadempimento del richiedente. Quindi, all’atto di acquisto di una proprietà immobiliare, oltre ad eseguire tutte le normali verifiche di regolarità, sarebbe molto utile controllare anche l’eventuale pendenza di richieste di condono che gravano su di essa.

Perché un Governo decide di emettere il condono?

Il motivo principale per cui un Governo decide di varare una manovra del genere è quello di confidare in un consistente afflusso di denaro extra gettato nelle casse dello Stato auspicando una massiccia adesione da pare dei cittadini contribuenti. Tendenzialmente, un incasso extra permette allo Stato di appianare situazioni di deficit.

Altro vantaggio del condono – visto dal punto di vista del Governo che lo emana – è la possibilità di fare tabula rasa e ripartire con nuovi provvedimenti. I condoni sono, infatti, conseguenti l’emanazione di riforme più o meno radicali del sistema tributario. Inoltre, servono per smaltire le pratiche legali e i contenziosi, liberando rapidamente le scrivanie dei tribunali da onerose e lunghe pratiche processuali.

Infine, lo strumento del condono è visto come un modo per ampliare la base imponibile delle dichiarazioni di reddito future; infatti, i contribuenti che spontaneamente approfittano dei condoni per sanare le irregolarità, sono conseguentemente indotti a dichiarare e mantenere il livello di reddito condonato e nel caso dell’edilizia dichiarare numero e tipologie di immobili passivi di imposte. In questi termini, il condono è anche uno strumento di “controllo”, poiché i condonati che tornano a dichiarare un reddito inferiore si espongono più facilmente a verifiche e accertamenti.