Uno dei settori più importanti e dinamici del Paese e che continua ad essere oggetto di interventi normativi da parte dell’attuale governo è quello edilizio. Ultimo in ordine di tempo riguarda il cosiddetto Decreto Crescita 2019, emanato nei primi giorni di Aprile ed approvato dal Parlamento in via definitiva a fine Giugno e che evidenzia alcune importanti ed interessanti novità. Tutto ciò al fine sia di stimolare ulteriormente l’intero comparto, il cui andamento si prevede già in discreta ripresa nel 2019, e sia semplificare alcune norme che lo riguardano.

Diversi, come abbiamo detto, gli elementi presenti in questo decreto emanato dal governo, tra cui alcuni sono relativi, come poi vedremo meglio in dettaglio, al cosiddetto sisma bonus e già oggetto di vari chiarimenti ed una nuova guida da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ricordiamo, tuttavia, che il contenuto del Decreto Crescita è stato modificato nel corso del suo iter di ratifica da parte del Parlamento rispetto alla sua versione originale e si evidenziano alcune piccole novità in confronto alla prima stesura. Comunque vediamo cosa esso prevede.

Minori limitazioni all’edilizia privata

Un certo freno ad eventuali interventi inerenti alla demolizione e ristrutturazione in ambito edile privato è sempre stato posto dai limiti riguardanti non solo la densità edilizia, ma anche dalla distanza e dall’altezza degli edifici, come si evince dal DM 1444 del 1968. Proprio col Decreto Crescita 2019 si allentano tali limitazioni (tra cui, ad esempio, quelle connesse alla distanza minima di 10 metri tra le pareti finestrate di una struttura).

In particolare, queste restrizioni rimarranno valide soltanto nelle zone omogenee C, cioè quelle inedificate oppure con un ridottissimo livello di edificazione. Tutto ciò è previsto al fine di incentivare la riqualificazione urbana dei vari centri storici o di eventuali zone edificate.

Novità per abitazioni antisismiche e per quelle a maggiore efficienza energetica

Come già accennato, anche il sisma bonus viene interessato da questo decreto di Aprile 2019. Infatti, tale importante bonus verrà esteso anche alle zone 2 e 3 (a rischio terremoti, ma meno pericolose rispetto alla 1). In particolare, coloro che acquisteranno una casa in una struttura demolita e ricostruita in un’area a rischio sismico 1, 2 o 3 potranno beneficiare di una detrazione del 75% o dell’85% sul prezzo, nel caso si effettuino interventi che permettano il passaggio, rispettivamente, ad una oppure due classi di rischio inferiori.

Bisogna tuttavia fare attenzione ad un piccolo ma importante particolare in questo caso. Infatti, fino a che il Decreto Crescita non entrerà in vigore effettivamente, tali detrazioni potranno essere usufruite soltanto per quegli interventi ed immobili rientranti nella sola zona 1. Questa condizione, naturalmente, sarà soltanto temporanea (appunto fino all’entrata in vigore della legge), tuttavia necessita di attenzione durante questo arco di tempo. È utile ricordare comunque già alcuni precedenti chiarimenti sul sisma bonus da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Tale agevolazione riguarda tutte quelle spese inerenti lavori svolti dal 2019 al 2021. A questo si aggiunge poi la possibilità di ottenere dei contributi (in pratica degli sconti anticipati dallo stesso fornitore) per quei lavori destinati a migliorare l’efficienza energetica di una struttura edilizia e la sua sicurezza antisismica. A questo proposito, si prevede inoltre lo stanziamento di circa 500 milioni di Euro ai Comuni per l’incentivazione di interventi destinati allo sviluppo sostenibile a livello territoriale e ad una maggiore efficienza energetica.

Chiariamo comunque un po’ più approfonditamente questi ultimi punti. In pratica, quei soggetti che effettueranno, come abbiamo detto, interventi diretti ad un migliore efficientamento energetico o antisismico degli edifici potranno usufruire di contributi, anticipati dall’eventuale fornitore esecutore dell’intervento stesso, e che saranno degli sconti sul corrispettivo spettante.

Tali contributi, poi, potranno essere recuperati a loro volta dal fornitore sotto forma di credito d’imposta: infatti l’importo complessivo sarà di uguale ammontare e si potrà usufruire in compensazione, suddiviso in cinque rate annue del medesimo valore. Un’altra modalità prevista è quella in cui lo stesso fornitore che ha svolto i lavori potrà cedere tale credito d’imposta ai suoi fornitori di prodotti o servizi. Quest’ultima opzione, tuttavia, non è ammessa quando la cessione sia destinata ad intermediari finanziari oppure ad istituti di credito.

Per quanto riguarda poi gli stanziamenti finanziari ai Comuni, essi saranno ripartiti in singole quote in base alla popolazione residente. Si partirà da un minimo di 50.000 Euro per i Comuni con un numero di residenti uguale o inferiore ai 5.000 abitanti, per arrivare al massimo di 250.000 Euro previsti invece per quelli aventi oltre 250.000 abitanti. Gli enti locali coinvolti in questi progetti per lo sviluppo sostenibile o per una migliore efficienza energetica sono tenuti comunque ad avviare tali opere pubbliche entro il 31 Ottobre del 2019, altrimenti i contributi economici decadranno.

Beni culturali e silenzio-assenso

Una sorta di deroga coinvolge anche il codice dei beni culturali e del paesaggio (in riferimento al D.Lgs. 42/2004) ed i limiti di 120 giorni per un’eventuale autorizzazione a lavori edilizi di natura privata. Infatti, per gli anni 2019 e 2020, nel caso non si ottenesse dalla Soprintendenza un eventuale giudizio o pronunciamento in merito a tale genere di lavori entro 90 giorni dalla sua richiesta, questo silenzio dell’ente si potrà qualificare come assenso allo svolgimento degli interventi edilizi.

Benefici per la demolizione e ricostruzione

Al fine di valorizzare gli interventi edilizi, sino al 31 Dicembre 2021, per eventuali trasferimenti di interi fabbricati alle imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare, le quali provvedano entro dieci anni da tale passaggio alla loro demolizione, ricostruzione (comprendente anche una variazione volumetrica) e vendita, si potranno applicare imposte di registro, ipotecaria e catastale in una misura fissa di 200 Euro ciascuna.

La medesima cifra potranno pagare quelle imprese che pure effettueranno su tali strutture interventi di risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, restauro o manutenzione di tipo straordinario e provvederanno successivamente, comunque entro dieci anni, alla loro vendita. Tuttavia, una delle importanti novità, inserite proprio negli ultimi giorni prima dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento, riguarda una sorta di condizione per ottenere la riduzione delle imposte appena descritte.

In particolare, gli edifici su cui si sono svolti tali interventi o che sono stati demoliti e ricostruiti dovranno essere conformi alle norme antisismiche e rientranti nelle classi energetiche NZEB, A oppure B. Se tali requisiti non saranno rispettati, non solo non si potrà usufruire di alcun beneficio di cui abbiamo parlato poc’anzi e si dovranno pagare le imposte suddette in misura ordinaria, ma addirittura vi sarà addebitata una sanzione del 30% sulle stesse, con relativi interessi di mora a partire dalla data di acquisto dello stesso immobile.

Tali misure destinate al comparto edile, così come in generale l’intero Decreto Crescita 2019 che le contiene, hanno ricevute alcune critiche da parte di “Rete Irene”, un network di imprese attive nel settore della riqualificazione edilizia. In particolare, si sostiene che tali iniziative potrebbero creare svantaggi piuttosto che incentivi al mercato immobiliare, in quanto limiterebbero una giusta concorrenza al suo interno.

Anche un altro punto particolare di tale recente legge ha suscitato ulteriori critiche da vari esperti del settore ed è quello che consente agli enti locali (che siano stati beneficiari di fondi statali per rendere più sicuri gli edifici pubblici scolastici nel periodo intercorrente dal 2019 al 2021) di avvalersi sia della Consip, per l’acquisto di beni e servizi, che di Invitalia, per l’eventuale affidamento di lavori di realizzazione.

Nel caso in cui queste due centrali di committenza non emettano tuttavia atti o provvedimenti di gara a seguito della presentazione di progetti degli enti locali (entro comunque tre mesi), è concesso a questi ultimi di avviare una particolare procedura negoziata ai fini dell’affidamento dei lavori e quindi delle gare per un importo fino a 5,5 milioni di Euro (e cioè la cosiddetta soglia comunitaria) con la consultazione, ove possibile, di almeno 15 operatori economici.

Inoltre, si aggiunge l’ulteriore obbligo per le strutture scolastiche, che siano state oggetto di lavori per la loro messa in sicurezza utilizzando finanziamenti statali, di conservare la loro destinazione di uso (appunto scolastico) per almeno un quinquennio dalla fine degli interventi effettuati.

Maggiori dettagli sul decreto crescita 2019

Decreto Crescita 2019, ecco le novità per l’edilizia
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