Differenza tra diritto di abitazione e usufrutto
Il diritto di abitazione è un diritto reale di godimento su beni altrui, disciplinato dagli articoli 1021 e seguenti del codice civile e ha per oggetto una casa, che può essere abitata limitatamente ai bisogni del titolare. Spesso però questo diritto viene messo in discussione parlando di usufrutto e della possibilità o meno dei due diritti di poter coesistere. Soffermiamoci quindi tra questi diritti reali limitati, che coesistono con il diritto di proprietà e lo privano della sua natura di godimento del bene.

Che cos’è il diritto di abitazione

Il diritto di abitazione permette al suo titolare di abitare una casa, in modo limitato ai suoi bisogni e a quelli della famiglia. E’ un diritto personale, che non è possibile trasferire a terzi e che ha origine da un atto negoziale, oppure dalla legge. Il diritto di abitazione, come quello d’uso, sono personali e quindi l’unico atto che può essere compiuto è quello della rinuncia. Non possono essere ceduti né dati in locazione. Solo in caso di morte dei uno dei coniugi, il diritto di abitazione spetta a quello superstite e si acquisisce immediatamente, dopo l’apertura della successione ereditaria.

Mentre in caso di separazione, la Cassazione ha stabilito che “la ratio della disposizione codicistica è da rinvenire non tanto nella tutela dell’interesse economico del coniuge superstite di disporre di un alloggio, quanto dell’interesse morale legato alla conservazione dei rapporti affettivi e consuetudinari con la casa familiare, quali la conservazione della memoria del coniuge scomparso, delle relazioni sociali e degli status simbols goduti durante il matrimonio”. Per cui, in questo caso viene meno il presupposto richiesto ai fini dell’attribuzione del diritto reale di abitazione al coniuge superstite.

Il diritto di usufrutto

Il diritto di usufrutto nasce per contratto, per testamento o per usocapione  e permette anche in questo caso di godere di un immobile o mobile, per una durata limitata. La durata viene infatti fissata per contratto e non supera la durata di vita del titolare se si tratta di una persona fisica, oppure di 30 anni se si tratta di una persona giuridica.

L’usufruttario può cedere, a differenza del diritto di abitazione, per un certo tempo o per tutta la durata del contratto, il proprio diritto. Per cui non è obbligato a prendere lui stesso possesso dell’immobile e può concludere contratti di locazione con altre persone. Non è però cedibile l’usufrutto né trasmissibile ad eredi nel caso muoia il beneficiario, mentre la possibilità sussiste in caso di morte del proprietario.

Pignoramento e pagamento Imu

L’usufrutto è un diritto pignorabile, a differenza di quello di abitazione in cui il titolare del diritto non può cedere o locare il proprio diritto a terzi. E questo accade nonostante la nuda proprietà appartenga ad una persona estranea al debito.

Per quanto riguarda l’Imu, il titolare del diritto di abitazione deve pagarlo, insieme alle spese di ordinaria manutenzione e le imposte sul reddito. Mentre al nudo proprietario spettano le spese di straordinaria manutenzione e le imposte sulla proprietà.

Diritto di abitazione e usufrutto, capiamo le differenze
Media voto: 4.5 (totale voti: 2)