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Le previsioni future vedono nel 2030 un sorpasso delle energie rinnovabili, con installazioni maggiori di quattro volte quelle di gas e carbone, ma a quanto pare anche nel 2015 l’energia pulita batte già le fonti fossili. Secondo le statistiche di Bloomberg  New Energy Finance nel 2013, sono stati installati 143 giga watt di fonti pulite, contro 141 di fonti fossili.

Le fonti rinnovabili più competitive

Nel corso degli anni i prezzi sono nettamente calati favorendo così la crescita delle installazioni di energia rinnovabile. Al momento l’energia solare copre solamente l’1% del fabbisogno mondiale, ma nel 2050 sarà, secondo l’International Energy Agency, la principale fonte energetica. Tanto che l’Italia ad oggi risulta essere il primo paese al mondo per il solare, rispetto ai consumi elettrici (ad aprile 2015 si parlava di oltre un 11%). Gli impianti di energia rinnovabile presenti sulla nostra penisola sono infatti 8.047, riuscendo a soddisfare nel complesso 38,2% dei consumi elettrici e il 16% di quelli energetici finali.

Gli impianti di gas e carbone dismessi

Nel 2014 si contano numerose centrali dismesse e nessuna installazione per nucleare, olio combustibile e solare a concentrazione. Tanto che sono stati eliminati 7,2 gigawatt di carbone, 2,9 gigawatt di gas, 1,1 gigawatt di olio combustibile, 423 megawatt eolici, 370 megawatt a biomasse e 15 megawatt ad idro. Nel giro di tre anni in Italia si è così passati dalla produzione di 84,8 a 118 Twh. Riducendo l’importazione dall’estero di fonti fossili  e intaccando in minor misura l’ecosistema.

La green economy delle aziende italiane

“Più di un’impresa su cinque – si legge dal rapporto GreenItaly 2014 – dall’inizio della crisi ha scommesso su innovazione, ricerca, conoscenza, qualità e bellezza, sulla green economy. Sono infatti 341.500 le aziende italiane (circa il 22%) dell’industria e dei servizi con dipendenti che dal 2008 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l‘impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di Co2. Un dato che sale al 33% nell’industria manifatturiera”. Una soluzione che riesce anche a creare posti di lavoro nel settore e che invoglia gli italiani sempre maggiormente ad acquistare prodotti eco-sostenibili.