Il Parlamento ha finalmente approvato l’accordo politico che riguarda la direttiva sull’Efficienza Energetica negli Edifici, conosciuta come Direttiva EPDB. L’intesa raggiunta dai rappresentanti della Commissione Europea, dell’Europarlamento e del Consiglio dell’Unione Europea hanno fatto sì che le norme che riguardano il rendimento energetico degli edifici siano finalmente realtà. Si tratta di un’intesa che non è stata facile ma che ad oggi permette di cominciare un percorso diretto al miglioramento di tutto il patrimonio edilizio europeo.

La suddetta direttiva EPDB è uno fra gli otto provvedimenti legislativi che fanno parte del cosiddetto “Pacchetto energia pulita” e va a definire i nuovi standard della comunità oltre alle misure da adottare per ottenere un incremento dell’efficienza energetica di questo settore. Lo scopo finale è quello di giungere all’anno 2050 avendo il parco immobiliare europeo con la dotazione dell’etichetta NZEB, cioè la Near Zero Energy Building che vale a dire gli edifici ad energia quasi zero. Molto utile per comprendere la situazione è la dichiarazione di Maroš Šefčovič, il vicepresidente responsabile dell’Unione dell’energia secondo il quale il cambiamento climatico si può contrastare già presso la propria abitazione visto che più di un terzo del totale delle emissioni inquinanti dell’Unione Europea viene prodotto dagli stessi edifici. Ma non è solo la quantità delle suddette emissioni che ha richiesto l’emanazione di nuove norme bensì il fatto che il settore, attualmente, è responsabile di ben il 40% del consumo totale di energia dell’Unione Europea.

I punti focali della Direttiva EPDB

Una parte fondamentale della direttiva riguarda le strategie attuate per la ristrutturazione a lungo termine che dovranno mettere in atto tutti gli Stati Membri. Le suddette strategie, che fanno parte del piano nazionale integrato per quello che riguarda clima ed energia, saranno concentrate sull’attuazione di grandi investimenti diretti al rinnovamento del nostro patrimonio edilizio che ha come obiettivo il raggiungimento di una soddisfacente efficienza energetica ed emissioni quasi a zero entro il 2050. Quindi, i piani nazionali includeranno anche gli obiettivi da attuare per il 2030 e per il 2040 e specificare degli “indicatori misurabili di progresso” come per esempio il tasso di rinnovamento oppure dei limiti massimi del consumo energetico al metro quadrato. Però le misure effettive si troveranno del tutto a carico dei governi nazionali.

Un altro argomento molto importante, trattato nella direttiva, è quello che riguarda l’elettromobilità. Inizialmente la richiesta dell’esecutivo proponeva che gli edifici non residenziali, quali uffici oppure centri commerciali, che dispongono di oltre dieci posti auto, mettessero a disposizione dei punti di ricarica. Poi, gli Stati membri e gli eurodeputati hanno invece optato per un obbligo che va a riguardare solamente la cablatura ma non le vere e proprie colonnine. La Direttiva approvata ha però raggiunto un’intesa che è una via di mezzo che prevede, nei suddetti edifici, la dotazione del 20% di pre-cablaggio ed una stazione di ricarica.

Raggiungere gli obiettivi

L’obiettivo di avere degli edifici ad energia quasi zero può essere raggiunto e, la direttiva EPDB, promuove altresì l’utilizzo di tecnologie dell’informazione e di comunicazione, le cosiddette TIC,  e delle tecnologie intelligenti che garantiscano alle case, agli stabili e ai fabbricati un funzionamento completamente efficiente che si può ottenere, ad esempio, attraverso l’installazione di sistemi domotici e un “indicatore di intelligenza” per misurare la capacità degli edifici di usare le nuove tecnologie e i sistemi necessari all’ottimizzazione del funzionamento e dell’interazione con la rete.

Con questo strumento, quindi, i nostri immobili riusciranno a diventare sempre più smart, sempre più automatizzati e capaci di adattarsi alle abitudini e alle esigenze dei propri occupanti, oltre che a garantire il benessere delle persone e il risparmio dell’energia.

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