Visto che è da poco scaduto il termine per versare le somme dovute di Imu e Tasi, ricordiamo brevemente di cosa si tratta e cosa succede in caso di mancato pagamento delle stesse.

Spesso si crede, erroneamente, che Imu e Tasi siano la stessa cosa. Non è così però, infatti anche se si tratta sempre si tasse sulla casa, queste sono due imposte diverse fra loro nonostante entrambe siano tasse di proprietà sugli immobili ad uso di abitazione principale.

L’Imu e il suo calcolo

L’Imu rappresenta l’imposta municipale unica; di essa fanno parte quella che in passato era chiamata Ici, l’Irpef e le addizionali regionali e comunali che vengono calcolate sui redditi fondiari di immobili non locati.

Se si ha la residenza anagrafica registrata presso un immobile, in questo caso viene applicata l’esenzione per la prima casa; mentre, se un immobile viene dato in comodato d’uso, per esempio, ai propri figli, l’Imu si riduce al 50% a patto che chi sta usando l’immobile registri la propria residenza nella casa in questione e il legittimo proprietario, che in tal caso si chiama comodante, abiti nello sesso comune e vi possieda un’altra sola casa.

Per calcolare la somma dovuta per il pagamento di questa imposta si deve moltiplicare la rendita catastale a seconda dell’aliquota stabilita dal Comune in cui si risiede. Grazie ad alcune disposizioni ministeriali si ha la di aumentare l’aliquota soltanto ai Comuni in dissesto, invece è possibile abbassarla per ogni Comune. Per conoscere le aliquote di tutti i comuni italiani si può visitare il sito del Dipartimento Finanze del Mef.

Che cos’è la Tasi

La Tasi, invece, rappresenta la tassa sui servizi indivisibili e si dirige a tutti i servizi comunali che si rivolgono alla collettività; partendo dalla manutenzione stradale fino all’illuminazione e ai trasporti pubblici. Trattandosi di un’imposta sui servizi, questa si rivolge a tutti, compresi anche i proprietari di immobili che non versano l’Imu.

Le aliquote sono stabilite dai Comuni a seconda di precise tabelle ministeriali, senza però superare il 3,3 per mille. Anche per il calcolo della Tasi il punto di partenza è la rendita catastale, che va moltiplicata per l’aliquota stabilita dal Comune: per chi versa anche l’Imu, l’aliquota per le due imposte non può eccedere il 6,8 per mille.

Le scadenze per i pagamenti

Come già anticipato, da pochi giorni, è scaduto il termine ultimo per pagare le imposte che riguardano sia l’Imu che la Tasi.

Nei casi in cui il pagamento non venga effettuato entro la data prevista si può andare incontro a delle specifiche sanzioni che hanno un importo variabile in base al tempo che si impiega per mettere in regola la propria posizione nei confronti del Fisco. Quindi più si va fuori tempo con i pagamenti dovuti e più saranno alte le sanzioni per morosità a cui sarete assoggettati, inoltre, a queste, si andranno a sommare tutti gli interessi calcolati con un’aliquota annua dello 0,5%.

Si può, però, ricorrere ad uno strumento che prende il nome di “ravvedimento operoso”. Utilizzando questo metodo, il contribuente, può usufruire di ha un anno di tempo in cui potrà versare quanto deve, però, l’importo sarà maggiorato con degli interessi e tutte le sanzioni del caso previste dai giorni di ritardo.

In maniera specifica, si può contare su quattro metodologie di ravvedimento che sono:

  • Ravvedimento sprint: questo metodo si può utilizzare se il ritardo non supera i 14 giorni. Va calcolata una sanzione che sia pari allo 0,2% per ogni giorno di mancato pagamento fino a un massimo del 2,8% per, appunto, due settimane più gli interessi fissati allo 0,5%;
  • Ravvedimento breve: si applica su ritardi che vanno da 15 fino a 30 giorni e la sanzione a cui sono soggetti è pari al 3% più gli interessi con un’aliquota dello 0,5% annuo;
  • Ravvedimento medio: va applicato dopo i primi 30 giorni e fino a 90 giorni di ritardo. In questo caso la sanzione applicata è fissata al 3,33% dell’intero importo da versare, a cui andranno sommati gli interessi giornalieri che si calcolano sul tasso di riferimento annuale;
  • Ravvedimento lungo: infine, questo tipo di ravvedimento, si applica per ritardi che vanno dal 31º giorno ed arrivano fino ad un anno dal mancato pagamento. La sanzione prevista per questo ravvedimento è pari al 3,75% più gli interessi che si calcolano sullo 0,5% annuo.
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