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L’obiettivo per il 2015, secondo la legge di Stabilità è quello di unificare Imu e Tasi in un’unica tassa locale affidata al sindaco del Comune, senza che lo Stato interferisca. In modo tale che tutto finisca nelle casse delle amministrazioni locali, comprendendo anche l’Imu legata ai capannoni, alberghi e centri commerciali. Ma quali sono i reali benefici per i contribuenti? E in cosa consiste la semplificazione del quadro tributario?

Le semplificazioni per il 2015

Per il 2015 potrebbe quindi giungere la Local Tax, che sostituirà la Tasi, l’Imu e l’addizionale Irpef, mentre la Tari resterà invariata. Il tutto per dare maggiore autonomia ai Comuni, alle Province e alle Regioni, attraverso un’unica tassa immobiliare. La tassa sui rifiuti al momento resta fuori da questa novità, a causa delle modalità di calcolo non omogenee, basate sulla rendita catastale e anche per l’obiettivo futuro di  poter legare la Tari alla quantità effettiva di rifiuti prodotti. Inoltre, la tassa dovrebbe giungere nelle case degli italiani attraverso un modello precompilato, in modo da poter eliminare la problematica del conteggio.

L’aliquota e detrazione fiscale

L’aliquota resta invariata, ma per quanto riguarda la detrazione fiscale questa dovrebbe aggirarsi intorno ai 200 euro più 50 euro per ogni figlio a carico. Togliendo così di fatto la possibilità di scelta autonoma ai sindaci di ogni città, che ha portato nell’ultimo anno ad avere 200mila livelli diversi di imposizione locale. Probabilmente però i Comuni potranno avere un minimo grado di autonomia sulle aliquote, in base ad un ventaglio di macrocategorie imposte dallo Stato.

31 miliardi nelle casse dei Comuni

In base ai conti effettuati dalla Cgia di Mestre, che ha elencato le principali imposte e tasse comunali della Local Tax, nelle casse dei Comuni potrebbero arrivare dal 2015, 31 miliardi, così dislocati:

  • tra Imu e Tasi (18,8 miliardi di euro);
  • tassa sull’asporto rifiuti (7,3 miliardi di euro);
  • addizionale comunale Irpef (4,3 miliardi di euro);
  • imposta sulla pubblicità (426 milioni di euro);
  • la tassa sull’occupazione degli spazi e aree pubbliche (218 milioni di euro);
  • l’imposta di soggiorno (105 milioni di euro);
  • l’imposta di scopo (14 milioni di euro).