sfratto per finita locazione

A seguito della crisi economica che ha colpito il nostro Paese, numerose sono state le persone che si sono ritrovate in difficoltà finanziaria e che hanno avuto problemi col rimborso di prestiti o semplicemente nell’effettuare dei pagamenti richiesti. In alcuni casi, tali problematiche si sono riversate anche sulle abitazioni locate, con ritardi nel versamento degli affitti ad esempio.

Nei casi più gravi, invece, si è assistito anche alla richiesta da parte dei proprietari di immobili di dare seguito ad uno sfratto per finita locazione, nei confronti di quegli inquilini che, nonostante fosse terminato il contratto, non avessero lasciato l’abitazione loro locata a causa di varie problematiche.

E questo nonostante ci siano degli strumenti normativi che permettano di accordarsi per la riduzione del canone di locazione oppure vi siano abitazioni locate già fornite di mobilio, quindi consentano agli affittuari anche di non comprarne per il periodo in cui andranno a viverci. Comunque, l’operazione di sfratto a seguito di una locazione giunta al termine risulta essere complessa e di non facile esecuzione, per diverse ragioni. Cerchiamo di capire in cosa consiste tutto ciò e quali siano i suoi passaggi più importanti.

Cos’è questo particolare procedimento e come funziona

Simile a quello per morosità, lo sfratto per finita locazione è una procedura particolare che si attua quando gli inquilini, pur essendo terminato il contratto di locazione, non lascino l’immobile preso in affitto e, anzi, continuino ad utilizzarlo e a disporne. Naturalmente, per poter avviare una simile procedura devono esserci dei presupposti ben precisi e dei passaggi a livello normativo che il proprietario dell’immobile locato abbia adempiuto correttamente.

Innanzitutto, il contratto di locazione sottoscritto tra le parti deve essere valido, in forma scritta e soprattutto essere stato correttamente registrato presso l’Agenzia delle Entrate. Ulteriore requisito importante è l’aver inviato agli inquilini, entro i termini temporali previsti, l’avviso di disdetta del contratto. Pertanto, se il proprietario ha adempiuto a tali passaggi, sia terminato il contratto di locazione e gli inquilini non abbiano abbandonato l’immobile, è possibile avviare la richiesta di sfratto.

Esiste anche la possibilità per il proprietario di poter “anticipare” tale operazione, nel caso in cui questi preveda che gli inquilini non lascino facilmente l’immobile e prima della scadenza del contratto stesso. In tal caso si parla di un procedimento di “licenza per finita locazione”. Grazie a questa, il proprietario ha a disposizione un titolo esecutivo che potrà avviare ad esecuzione immediata appunto, non appena il contratto sia giunto a scadenza e si troverà di fronte alla controversia prevista, con gli inquilini quindi non disposti a lasciare la casa.

Come si attiva e si svolge tale procedura di sfratto

Il proprietario dell’immobile, per poter avviare l’iter, deve rivolgersi ad un avvocato civilista, il quale, a sua volta, dovrà fare richiesta di notificazione all’inquilino di un atto di intimazione di sfratto per finita locazione, a cui si accompagna una relativa citazione per la convalida. Tale documento comporta che lo stesso inquilino si presenti davanti ad un tribunale per un’udienza in data da fissare.

Bisogna ricordare che il tribunale competente è quello della provincia in cui è situato l’immobile locato oggetto della controversia. Inoltre, è necessario che trascorrano almeno 20 giorni tra la notificazione dell’atto di citazione all’inquilino e l’udienza presso la sede giudiziaria prevista. Una volta giunti a tale udienza, si possono verificare alcune ipotesi e relativi effetti.

La prima è che lo stesso proprietario (attraverso il suo legale) non si presenti davanti al giudice e quindi l’intera procedura termini immediatamente. La seconda è che sia l’inquilino a non presentarsi oppure, pur presenziando, non si opponga alla procedura e, in tali casi, di conseguenza, il giudice conferma lo sfratto e disponga per lo stesso soggetto un certo termine entro cui debba lasciare l’immobile.

Terza ipotesi è quella in cui l’inquilino, di fronte al giudice, contesti lo sfratto. In tal caso, questi deve premunirsi di un avvocato e si avvierà una controversia giudiziale, che si concluderà con una sentenza. Tuttavia, è possibile che il togato, durante tale iter, ordini al soggetto di lasciare l’abitazione.

Procedura finale e tempi per lo sfratto

Nel caso in cui, nonostante la convalida dello sfratto da parte del giudice e decorso il termine, l’inquilino non abbandoni la casa, egli dovrà subire un’azione esecutiva di rilascio forzoso. Quest’ultima consiste in una serie di atti che permette al proprietario, anche col supporto dell’ufficiale giudiziario ed eventualmente delle forze dell’ordine, di poter rientrare fisicamente in possesso dell’abitazione entro una data prestabilita. A livello di tempi, dal giorno in cui il giudice convalida lo sfratto a quello dell’esecuzione effettiva possono trascorrere da 6 mesi ad 1 anno.

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