La riforma del regolamento degli immobili ha modificato anche la procedura per la nomina dell’amministratore di condominio, oltre che i suoi compiti.

Chi nomina l’amministratore

Nominare l’amministratore è compito dell’assemblea condominiale. La riforma, infatti, ha esteso grandemente i privilegi di questa, attribuendole la possibilità di nominare o di disporre dell’amministratore una volta raggiunta la maggioranza dei millesimi.

Questa decisione è obbligatoria se l’immobile è abitato da almeno quattro inquilini.

Se, tuttavia, l’assemblea non riesce a raggiungere una decisione, sta all’autorità giudiziaria – sotto richiesta di un condomino – la decisione sull’amministratore.

I requisiti

Per ottenere questa carica e permettere la nomina dell’amministratore di condominio occorre che il candidato:

  • Abbia il completo godimento di tutti i diritti civili
  • Non riporti condanne riguardo i delitti contro la pubblica amministrazione
  • Non sia interdetto dai pubblici uffici
  • Non sia protestato
  • Abbia il diploma di scuola secondaria
  • Abbia seguito un corso di formazione specifico

Di questi, è soprattutto l’ultimo punto a costituire una novità: molte associazioni di categoria hanno già dato il via ai corsi, sebbene questo requisito – insieme all’intera nuova materia – entrerà in vigore ufficialmente a metà giugno.

Le materie del corso riguardano:

  • Disciplina del condominio
  • Controversie fra condomini
  • Tecnologia degli impianti
  • Infrastrutture (risparmio, barriere architettoniche)
  • Software di gestione dati

nomina amministratore condominioL’amministratore, infatti, deve provvedere alla riscossione dei tributi necessari e deve fornire anche un conto corrente creato specificatamente per questo flusso di denaro (e questo spiega l’insegnamento relativo agli applicativi per pc).

Fra i doveri, rientra anche l’obbligatorietà della redazione del registro anagrafico del condominio e la rendicontazione delle attività dell’assemblea, per operare i quali occorrono elementi di diritto condominiale. Soprattutto per tutto quello che riguarda le parti comuni, che la riforma ha deciso di disciplinare in maniera molto più attenta e completa: è possibile, ad esempio, modificarne la destinazione ma solo grazie a precise votazioni dell’assemblea ma è stata introdotta anche la possibilità che sia già questa a giudicare se un uso di una zona comune è illegittimo oppure no, con una manifestazione di potere legislativo prima impossibile.