Una delle problematiche peggiori delle persone e in particolare dei proprietari di immobili è quello di contrarre un debito e, non riuscendolo a pagare, vederseli pignorati. Infatti, se l’acquisto ed il possesso di un’abitazione spesso è il sogno di un’intera vita, è altrettanto vero che il suo incubo peggiore è quello di perderla. E, considerando la crisi economica in cui versano diverse famiglie, il pignoramento di immobili non è un’ipotesi purtroppo così remota per tante di esse.

Nonostante la tragicità di un evento simile, con le sue implicazioni sociali, affettive ed emotive, il pignoramento della prima casa, così come quello di altri immobili, è perfettamente legale ed attuabile in alcune circostanze. Cerchiamo di comprendere meglio di cosa si tratti, in quali situazioni è possibile subirlo, cosa comporta per chi lo avvia o ne è vittima e quali gli eventuali limiti.

In cosa consiste pignorare beni immobiliari

Questa è un’azione complessa che viene effettuata su istanza di un soggetto (creditore) che vanti appunto un credito non risarcito da un debitore, al fine di recuperare il denaro per mezzo di un’espropriazione di un bene immobile o anche mobile e la successiva messa in vendita dello stesso. A seconda che tale atto riguardi il primo o il secondo tipo di beni, si parla di pignoramento immobiliare o mobiliare.

Quest’ultimo non è altro che il primo passaggio quindi di una procedura che può portare all’espropriazione di un bene di un soggetto ed è, al tempo stesso, un’ingiunzione effettuata da un ufficiale giudiziario a tale debitore, affinché quest’ultimo si astenga dal compiere atti che possano sottrarre uno o più beni al pignoramento e quindi alla garanzia del credito. Tali atti, se compiuti, vengono considerati totalmente invalidi.

Pignoramento immobili

Come si svolge questa procedura

Tutto deve iniziare con un titolo esecutivo, in pratica una sentenza o un decreto ingiuntivo o altro provvedimento di un giudice, a cui fa seguito la consegna di un atto di precetto, attraverso il quale il soggetto creditore (per il tramite del suo avvocato) intima al debitore di pagare la somma dovuta. Trascorsi dieci giorni dalla notifica, se il debito non risulta pagato, l’ufficiale giudiziario consegna un atto di pignoramento allo stesso soggetto debitore.

L’ufficiale, all’interno dell’atto, deve indicare in maniera precisa, dopo opportuna ricerca, i beni che sono oggetto di pignoramento appunto, in modo da poter trascrivere, successivamente, lo stesso documento nei registri immobiliari. Il tutto in modo da bloccare eventuali conseguenti tentativi di vendita dei beni pignorati. E’ possibile in alcuni casi, inoltre, che possano essere compresi in tale procedura anche oggetti di arredo presenti all’interno dell’immobile stesso.

Trascorsi quindici giorni dalla notifica di quest’ultimo atto, il creditore può richiedere al giudice l’esecuzione e vendita forzata dei beni (per incanto o per offerta), da effettuarsi entro i successivi 45 giorni. Con l”‘incanto”, tale vendita può eseguirsi attraverso asta pubblica, mentre con “offerta” per mezzo di adeguata pubblicità e offerta appunto in busta chiusa. Nel frattempo, il togato può stabilire che il debitore possa continuare ad abitare all’interno dell’immobile oppure intimare di farlo liberare. Nel caso in cui, invece, le sei settimane si concludessero senza la messa in vendita di tali beni, questi ultimi decadrebbero dall’atto di pignoramento.

I beni pignorabili e limiti di tale procedura

Gli immobili che possono essere oggetto di questa azione sono terreni, abitazioni, edifici e altri tipi di strutture. Inoltre, vi possono rientrare anche i cosiddetti diritti immobiliari suscettibili di scambio, quali l’usufrutto, l’enfiteusi e la nuda proprietà. Infine, in particolari casi specifici, è possibile comprendervi anche beni donati o su cui il debitore abbia inserito un vincolo di indisponibilità, anche prima che questi atti siano stati dichiarati totalmente invalidi.

Nel caso il creditore sia privato (una banca o un cittadino), tale procedura può essere avviata anche per un debito di importo modesto. La normativa non quantifica la somma, tuttavia la giurisprudenza indica almeno 5.000 Euro. Diversa è la situazione nel caso si trattasse dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione. In tale ipotesi, esistono dei limiti precisi al pignoramento: il debito deve essere superiore a 120.000 Euro e l’immobile oggetto dell’azione non deve essere la residenza del debitore e l’unico in possesso dello stesso, in pratica la cosiddetta “prima casa”.