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Il prestito vitalizio ipotecario è una sorta di mutuo rovesciato, che permette di ricevere un finanziamento dalle banche attraverso un’ipoteca sulla propria casa. La nuova disciplina in materia è entrata in vigore il 6 maggio, grazie alla legge del 2 aprile 2015 e si rivolge a tutti coloro che hanno compiuto 60 anni.

Come funziona

I proprietari di un’abitazione che hanno compiuto 60 anni (precedentemente il limite minimo era di 65 anni) possono richiedere un finanziamento ad una banca, ipotecando la propria casa e continuando comunque ad abitarci. In questo modo gli istituti finanziari concedono dei prestiti a medio e lungo termine, con capitalizzazione annuale di interesse e spese. Agli eredi poi, una volta venuto a mancare il proprietario, viene concessa la possibilità di recuperare l’immobile, che era stato dato in garanzia da un genitore o parente.

Bisogna però sottolineare come nel corso di questo periodo i proprietari degli immobili debbano continuare a pagare tutte le imposte sulla casa (Imu, Tasi e tassa dei rifiuti), in quanto queste non sono a carico della banca; viene inoltre applicata un’aliquota sostitutiva del 0,25% sull’ammontare complessivo dei finanziamenti, che accorpa imposte di bollo, di registro, ipotecarie, catastali e tasse di concessione governative.

Il rimborso del prestito

Una volta che il proprietario della casa stipula l’accordo con la banca può decidere anche come avverrà il rimborso del prestito. Redigendo così una modalità di rimborso graduale della quota di interessi e delle spese. Qualora invece questo venga a mancare gli eredi potranno decidere se estinguere il debito a proprie spese, oppure vendere l’immobile ipotecato.

Se entro dodici mesi il prestito non viene rimborsato la banca può vendere l’immobile per recuperare il credito. Se poi trascorrono ulteriori dodici mesi senza che sia stata perfezionata la vendita il valore dell’immobile viene decurtato del 15% per ogni dodici mesi successivi fino a quando la vendita non si realizza.