Possedere una casa di proprietà è un vantaggio enorme per la vita di una persona o di una coppia. Avere un appartamento può evitare diverse situazioni negative, come ad esempio dover pagare per l’affitto di un’abitazione. I casi in cui una persona può acquisire un immobile possono essere tanti e tra questi vi è anche la donazione da p arte di un genitore.

Ci sono, però, alcune circostanze, sia pur rare, in cui si può verificare la revoca della donazione di un immobile al figlio. Questa è una situazione particolare ma contemplata dalla normativa italiana e che può farsi valere in alcune circostanze specifiche. Vediamo quindi come si svolge una donazione e quali sono i casi in cui può avvenire la revoca di quest’ultima.

In genere, una donazione dovrebbe essere un atto eseguito senza ripensamenti e valido per sempre. Esistono però delle circostanze in cui si può rendere nullo l’atto e far ripristinare la proprietà di un qualsiasi bene al donante originario oppure ai suoi eredi. Se per la donazione è necessario poi un atto notarile, per la sua revoca si necessita addirittura di un giudice di tribunale. Infatti soltanto questi può sciogliere gli effetti di un contratto, nell’ipotesi in cui non vi sia un accordo tra le parti in causa (donante o suoi eredi e donatario).

Come si effettua una donazione

L’atto di donazione si può effettuare e firmare davanti ad un notaio e si esplica nel momento in cui un soggetto (il donante) regala un bene ad un altro (donatario) e quest’ultimo lo accetta espressamente. Tutte le imposte connesse alla donazione (come ad esempio, quelle di registro, ipotecaria e catastale) sono a carico del donatario.

L’atto, inoltre, può avere ad oggetto la cessione di un intero immobile oppure di una quota di esso. Infine, il beneficiario, una volta accettata la donazione, non può più rinunciarci, tranne previo consenso del donante.

La revoca di una donazione

La revoca può avvenire in presenza di determinate circostanze come ad esempio la morte del donante, la sopravvenienza di eventuali figli oppure l’ingratitudine del donatario. Vediamo singolarmente ciascuna ipotesi.

Generalmente, con la scomparsa del donante, la donazione non viene meno, tuttavia se il primo ha ceduto ad un altro soggetto una quota considerevole del patrimonio tale da escludere gli altri eredi legittimi (come il coniuge ed i figli) dalle loro quote minime di eredità, questi ultimi hanno diritto a richiedere la revoca della donazione entro dieci anni dalla scomparsa del donante, evocando la cosiddetta azione di lesione di legittima.

Questo tipo di azione, va ricordato, può avvenire soltanto dopo la morte del donante e mai prima. Di conseguenza, il donatario, una volta ricevuto il bene, ne acquisisce la piena proprietà soltanto dopo un decennio dalla successione e, in caso di morte del soggetto ricevente, il bene non ritorna al donante, bensì si trasmette agli eredi del donatario.

Altra ipotesi in cui può venire meno la donazione è l’ingratitudine del donatario, che si può evidenziare in varie circostanze e deve essere sempre richiesta tramite un’azione in un tribunale. L’ingratitudine si manifesta attraverso:

  • Ingiuria grave: questa deve essere commessa dal donatario nei confronti del donante e si evidenzia come un comportamento che mostri un’avversione durevole, disistima e mancanza di rispetto del primo verso il secondo. Un esempio può essere la richiesta di interdizione di un figlio verso il padre, quando in realtà quest’ultimo risulti capace. L’azione giuridica di revoca può essere intrapresa dal donante entro un anno dal momento in cui questi è venuto a conoscenza del fatto che la permette.
  • Grave danno: ciò si evidenzia nell’ipotesi in cui il donatario ha provocato in malafede un considerevole danno al patrimonio del donante. In questo caso, non risulta rilevante se tale azione è stata fatta involontariamente.
  • Rifiutare di prestare gli alimenti: questa ipotesi si presenta quando il donatario rifiuta di fornire al donante gli alimenti, che per legge dovrebbe invece corrispondere. Ricordiamo infatti che, se quest’ultimo si trovasse in stato di bisogno o non possa provvedere al proprio mantenimento, il donatario risulta obbligato a mantenerlo sino al valore del bene ricevuto. Tranne casi particolari, il beneficiario di una donazione deve fornire alimenti al donante, con priorità rispetto al coniuge o ai figli.

Ultima circostanza in cui può essere effettuata la revoca della donazione è quando il donante abbia un nuovo figlio successivamente all’esecuzione di tale atto. In questo caso particolare, la revoca serve a non determinare una lesione della quota di legittima del nuovo arrivato e creare perciò una disparità di trattamento tra tutti i figli. Questa norma è valida anche in presenza dell’adozione successiva di un figlio minorenne.

Revocare una donazione

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