Nel corso dei decenni, gli Italiani hanno spesso visto cambiare denominazione ad una delle tasse più odiate: quella sugli immobili di proprietà. Se infatti prima veniva chiamata Ici, più recentemente è stata denominata Imu, a cui si è aggiunta in seguito anche la Tasi, che a differenza delle precedenti non riguarda direttamente gli immobili, ma dei servizi indivisibili, anche se agisce praticamente più o meno sulla stessa base imponibile ed è diretta alla medesima platea di persone.

Sebbene tali imposte sugli immobili anche in affitto continuino ad esserci, tuttavia, col nuovo anno 2019, alcune importanti novità potrebbero modificarle ancora una volta. Non cambieranno scadenze e soggetti che dovranno pagare Imu e Tasi, ma si prevede di accorparle in una cosiddetta tassa unica immobiliare. Questo è ciò che è stato previsto all’interno della Legge di Bilancio 2019 (ed in particolare in un emendamento alla stessa), in fase di approvazione definitiva presso il Parlamento italiano. Scopriamo di cosa si tratta.

La situazione attuale di tali imposte

Al giorno d’oggi, Imu e Tasi sono di fatto abolite per i possessori di abitazioni principali, ad eccezione di coloro che posseggono degli immobili di lusso, mentre invece devono essere pagate dai proprietari di seconde case, negozi ed anche terreni. Situazione particolare si ha invece per i firmatari di contratti di locazione: in tal caso infatti la sola Tasi va pagata ed in maniera differenziata tra proprietario dell’immobile (al 70%) ed affittuario (restante 30%), se quest’ultimo non ha posto la residenza nell’abitazione.

In effetti, tantissime persone si ritrovano a pagare praticamente due parti della medesima imposta e quindi a dover effettuare due versamenti distinti e relativi bollettini di pagamento per delle tasse che, come abbiamo già accennato, sono rivolte allo stesso tipo di pubblico e con medesima base imponibile. Come semplificare, almeno apparentemente, il tutto per i contribuenti? Per rispondere a questo, è intervenuto appunto il governo.

La proposta dell’unica imposta per tutti

L’emendamento presentato (composto da 13 articoli) alla Legge di Bilancio 2019 e che dovrà essere nel caso approvato dal Parlamento lancia la cosiddetta Nuova Imu 2019. Questa prevede sostanzialmente l’unificazione delle tasse sulla casa e sugli immobili in generale, ivi compresi anche le seconde abitazioni, garage, capannoni e negozi. Di conseguenza, non più doppi pagamenti e versamenti, bensì un’unica imposta ed aliquota per Imu e Tasi.

Nello specifico, ciò che si prevede e che si vorrebbe praticare è una sola aliquota massima, dell’11,4 per mille, e l’incremento della deducibilità dell’Imu dall’Ires (dal 20% al 40%) per quelle società che sono proprietarie di capannoni. Tale quota dell’11,4 per mille, tuttavia, va a superare il tetto previsto finora del 10,6 come aliquota limite per Imu e Tasi in vigore al giorno d’oggi per gli enti locali ed a cui si possono fare solo alcune piccole eccezioni, con una maggiorazione dello 0,8 soltanto in casi specifici e straordinari.

Se variazioni non sono previste per le prime abitazioni di lusso, con un’aliquota base dello 0,4 per mille e con possibilità per i singoli Comuni di aggiungervi un ulteriore 0,2 (per un tetto massimo quindi dello 0,6 per mille), modifiche invece si potrebbero avere per l’affitto a canone concordato (si prospetta una riduzione del 75% dell’aliquota rispetto a quanto determinato dai singoli enti locali) e per i fabbricati realizzati da società e destinati alla vendita, purché non siano locati (esenzione totale dell’Imu).

Nessun cambiamento si prospetta inoltre per le scadenze del versamento unico previsto e da effettuare entro il 16 Giugno ed il 16 Dicembre di ciascun anno, rispettivamente come acconto e saldo dell’imposta nuova Imu 2019. Naturalmente, un’eventuale particolarità si potrebbe avere per il periodo transitorio 2018-2019, quando a Giugno 2019 si dovrebbe pagare l’acconto con le vecchie aliquote riferite all’anno precedente.

La situazione di alcune realtà locali

Ricordiamo che per alcune importanti città, tra cui anche Roma, Milano, Verona e Brescia, l’aliquota ad oggi prevista risulta essere già dell’11,4 per mille, e quindi non vi sarebbe in prospettiva alcun rincaro. Per altri centri ed importanti capoluoghi, come ad esempio Torino, Bari, Bologna, Palermo, Firenze e Napoli, invece, l’aliquota è del 10,4, pertanto si prospetterebbe un incremento complessivo per Imu e Tasi.

Tuttavia, come ricordiamo ancora una volta, questa nuova Imu 2019 risulta essere ancora una proposta ad una legge in fase di approvazione presso il Parlamento e come tale suscettibile di eventuali modifiche.

Imu e Tasi: chi le deve pagare?

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