informazioni canone di locazione

Al giorno d’oggi è d’obbligo chiedersi se sia preferibile comprare casa oppure scegliere di vivere in affitto. Infatti, per coloro che stanno pensando di cominciare una vita insieme in una nuova casa, la scelta non è proprio facile. Se si opta per l’acquisto di un immobile sarà necessario stipulare un mutuo o pagare una forte somma in contanti, invece, se si decide di ricorrere all’affitto si dovrà essere in grado di valutare il canone di locazione che è richiesto.

Ma qual è la giusta somma da pagare per la casa che abbiamo deciso di prendere in affitto? Vediamo come si effettua quindi il calcolo del canone di locazione, prendendo in considerazione i contratti a canone concordato.

Ricordiamo che il canone concordato ha trovato introduzione nel 1998 con la Legge numero 431, articolo 2, comma 3. Prima, infatti, il canone di affitto era stabilito in modo libero, a seconda dell’incontro fra la domanda di immobili e l’offerta fornita dai proprietari. Nelle grandi città, come Roma, Torino, Bologna e Milano, in cui c’è sempre stato un numero basso di alloggi, la domanda e l’offerta non trovavano un equilibrio.

Spesso, gli appartamenti che si trovavano sul mercato per i quali veniva richiesto un canone di affitto troppo alto per una famiglia media, rischiavano di rimanere vuoti a lungo. Per risparmiare, gli inquilini optavano per l’affitto di appartamenti in periferia oppure fuori dalle grandi città, preferendo quotidiani viaggi pendolari.

Per porre fine a questa preoccupante tendenza, è stata introdotta la legge n. 431 che stabilisce i limiti massimi e i minimi per il canone di locazione degli immobili che sono determinati da accordi territoriali presi dalle associazioni degli inquilini con le organizzazioni rappresentanti dei proprietari.

Canone concordato in presenza di accordo territoriale del comune

Il calcolo dell’affitto a canone concordato è la prima cosa che va fatta prima della vera e propria stipula del contratto. Per calcolare il canone concordato vanno effettuati una serie di passaggi precisi che non sono difficili ma possono risultare un po’ laboriosi. Ecco quali sono gli step da compiere:

  • In primo luogo si deve verificare che il proprio Comune abbia stipulato un accordo territoriale. Di solito gli accordi territoriali si trovano facilmente in rete, sul sito internet di ogni Comune;
  • L’accordo territoriale serve a determinare le fasce sia minime che massime del canone concordato a seconda dell’ubicazione dell’appartamento nelle zone che hanno caratteristiche funzionali omogenee, come ad esempio possono essere le aree dotate di infrastrutture, servite dai trasporti, ricche di verde pubblico, con scuole vicine, alcuni servizi commerciali, ecc.;
  • Occorre adesso individuare la zona di pertinenza del proprio appartamento;
  • All’interno di ogni zona di pertinenza, normalmente si trovano 3 sottofasce di canone. Bisogna, quindi, capire in che sottofascia collocare la propria casa, valutando le caratteristiche funzionali ed abitative;
  • In allegato all’accordo territoriale, si trova una lista che contiene le dotazioni funzionali utilizzate per determinare la sottofascia di canone. Attraverso i dati forniti è possibile calcolare di quali dotazioni, per esempio un box auto, un giardino o un balcone, gode il proprio appartamento. Di solito i Comuni mettono a disposizione delle indicazioni ben precise per la valutazione delle caratteristiche funzionali.

In questo modo si ottiene un valore minimo e un valore massimo da usare per la stipula del contratto di affitto. Il valore sarà un po’ al di sotto rispetto al valore di mercato ma all’interno delle fasce minime e massime del canone di locazione si può sempre contrattare il con proprio inquilino.

Cosa fare quando non esiste un accordo territoriale

Se il vostro Comune di residenza non ha rinnovato oppure non ha ancora stipulato nessun accordo territoriale, bisognerà attenersi alle indicazioni dettate dal Decreto Ministeriale del 14 luglio 2004, in cui si evince che:

  • Nel caso in cui non sia mai stato concluso un accordo territoriale, viene applicato l’accordo territoriale che vige nel Comune più vicino al proprio che possieda all’incirca un numero uguale di residenti. Il suddetto Comune si può trovare anche in un’altra regione,
  • Se, invece, il Comune aveva stipulato l’accordo, ma non è stato rinnovato, si devono usare le fasce di riferimento risalenti al vecchio accordo. E, in questo caso, si dovranno incrementare i valori che si trovano nella fascia minima ed in quella massima applicandovi le variazioni ISTAT.

Se si conoscono le leggi, i regolamenti, e le mappe Comunali non sarà un lavoro lungo calcolare le fasce che riguardano il canone concordato, in caso contrario, la cosa migliore da fare è quella di rivolgersi ad un’associazione degli inquilini o dei proprietari.